Sabato 8 maggio 2010,
a Vilnius, in Lituania, nel totale silenzio dei media italiani, si è svolta la marcia del Baltic Pride, che riunisce Lituania, Lettonia e Estonia. *
Cinquecento manifestanti hanno sfilato lungo il fiume Neris, tra cui molti attivisti di Amnesty International (che aveva promosso un appello su questo pride, chiedendo che l'evento si potesse svolgere in totale sicurezza e nel pieno rispetto della libertà di espressione e assemblea), di ILGA Europe, e svedesi, compresa la ministra degli Affari Europei Birgitta Ohlsson, che per il suo sostegno a questo Pride ha ricevuto minacce di morte. C'erano oltre mille contro-manifestanti, per lo più non violenti. I pochi violenti hanno lanciato fumogeni e avuto scontri con la polizia, con una ventina di arresti.
La manifestazione, legalmente autorizzata soltanto la sera precedente, ha potuto contare sulla protezione delle forze di polizia, che con un dispiegamenti di centinaia di agenti ha svolto egregiamente il suo compito, garantendo l'incolumità dei manifestanti. *Elisa Manici, della segreteria di ArciLesbica Nazionale, presente tra la delegazione ILGA, dichiara:*
"*Mi sono sentita orgogliosa e onorata di camminare al fianco di persone venute da tante nazioni per sostenere la causa dei diritti umani e della libertà di espressione, e fiera dei nostri compagni e compagne LGBT lituani: noi siamo tornati a casa, loro rimangono lì, a lottare con coraggio per i loro diritti nel pericolo e nell'odio di buona parte della popolazione.* Consiglierei a molti esponenti del movimento LGBT
nostrano, spesso troppo occupati a dirimere questioni interne, di fare esperienze del genere: aiutano a focalizzarsi sui motivi profondi del nostro essere attiviste/i, e a relativizzare tante problematiche che possono apparire erroneamente fondamentali, come le lotte fratricide per l'egemonia, o le liti annuali su dove si debba svolgere il Pride nazionale, mentre sono eticamente risibili, se confrontate col diritto di espressione e con il rischio continuo che le persone LGBT in tanti Paesi corrono. *Sono altresì disgustata dalla completa assenza di interesse del sistema mediatico italiano: se non ci sono spargimenti di sangue, o pruriginosi casi di cronaca, evidentemente non vale la pena di parlare di froci, lesbiche e trans che chiedono diritti".*
*Segreteria ArciLesbica Nazionale*
*e-mail: **ufficiostampa@arcilesbica.it*
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