.::::::::::::::: Greta Garbo, la Divina ::::::::::::::.

a cura di Ruby  www.garboforever.com

Greta Garbo è stata la diva più famosa del cinema fra le due guerre e l'ultima grande attrice romantica. Influenzò l'aspetto di una intera generazione: il modo in cui acconciava i capelli, il maquillage, i suoi  abiti, hanno fatto epoca. Il suo viso meraviglioso fu definito «il volto di questo secolo», squisitamente bello, eppure posseduto da una tristezza indefinibile, ossessionante. Languidamente indifferente, però capace di proiettare un'immensa passione...  e poi quegli occhi profondi, spirituali, che si immaginavano azzurri, ma sembravano molto più scuri sotto le ciglia straordinariamente lunghe.

La sua era una bellezza di  tipo particolare, diversa dai canoni di moda in quegli anni: fisico alto con spalle larghe, seno piccolo, grandi mani e lunghi piedi, andatura maschile.

Kenneth Tynan scrisse: «Quello che nelle altre donne uno vede quando è ubriaco, nella Garbo lo vede quando è in sé». 

Fu chiamata "La Divina", "La Sfinge svedese", "Super Svenska",  "Mademoiselle Hamlet"  a sottolineare il mistero che contraddistingueva la sua vita privata, difesa con caparbietà fino alla fine.  Questa sua riservatezza e la sua bellezza senza tempo, fecero nascere la leggenda Garbo.

 

Di temperamento schivo, rinchiusa nel suo mondo emotivo, non amava la mondanità e non fu mai schiava dello star system hollywoodiano.  Confessò ad un amico: " Io sono una creatura, tutto sommato, insignificante. Non voglio troppa attenzione. Se a qualcuno piaccio, questo mi fa piacere. Altrimenti mi dà fastidio. "  Rilasciò rarissime interviste,  non partecipò mai ad una prima di un suo film, fuggì  dai fotografi e dai fans, di cui nemmeno apriva le lettere, e rifiutò sempre di firmare autografi.

Se la mia infanzia sia stata felice, – confessò Greta – se da ragazza abbia fatto la serva, se sia innamorata, e tutte le cose che si vogliono sapere da me, quale differenza porterebbero nei personaggi che interpreto? Il pubblico mi conosce dal mio lavoro. Che può interessare la mia vita privata? Sono un essere umano come tutti gli altri, e voglio che qualche cosa mi venga lasciata. Non intendo essere come un pesce in un acquario”.

Nella sua breve carriera  interpretò soprattutto ruoli di peccatrici, femmes fatales, mogli infedeli, prostitute redente dall'amore ma destinate alla tragedia.

 

Disse di lei Clarence Brown, il regista che la diresse in diversi film: «Greta Garbo aveva qualcosa che nessun altro aveva sullo schermo. Nessuno. Non so se ne fosse consapevole, ma era proprio così. E posso spiegarlo in poche parole. Giravo una scena con lei e ottenevo un risultato discreto. La rifacevo un tre-quattro volte: veniva discretamente, ma io non ero mai soddisfatto per davvero. Quando però vedevo quella stessa scena sullo schermo, c’era qualcosa che sul set mancava. La Garbo nascondeva nello sguardo qualcosa che non si riusciva a vedere finché non lo si riprendeva in primo piano. Si poteva vedere il suo pensiero. Se doveva guardare una persona con gelosia, ed un’altra con amore, non doveva cambiare espressione. Si poteva cogliere il cambiamento nei suoi occhi mentre spostava lo sguardo da una persona all’altra. Nessun altro è mai stato capace di farlo sullo schermo. La Garbo lo era e senza neanche la padronanza della lingua inglese... Era una persona timida: le sue difficoltà con l’inglese le procuravano un leggero complesso d’inferiorità. Io la dirigevo molto pacatamente. Non mi rivolgevo a lei se non con dei sussurri. Nessuno sul set ha mai saputo cosa le dicessi e lei ne era contenta. Odiava provare. Non siamo mai riusciti a farle vedere i giornalieri e non credo che abbia mai visto un suo film se non molti anni dopo … Tuttavia, prendeva seriamente il suo lavoro. Arrivava sul set alle nove, truccata e pronta per girare. Lavorava sodo. Alle cinque e mezzo-sei, quando finiva la giornata di lavoro, chiudeva veramente con tutto. Sul set c’era sempre un segnale: la sua cameriera arrivava e le porgeva un bicchiere d’acqua. Allora lei augurava la buonasera e se ne andava a casa. Fuori dallo studio voleva che la sua vita restasse affar suo. Non riteneva che la sua privacy appartenesse al pubblico. Diceva: “Do tutto quello che ho sullo schermo, perché devono invadere la mia privacy?”»

 

Garbo aveva imparato con Stiller a tenere il set protetto, a difenderlo dal voyeurismo e dall'invadenza: quando lei recitava Stiller allontanava tutti, tranne l'operatore e gli attori che dovevano partecipare alla scena e faceva recintare il set con una tenda scura. Garbo pretese queste misure di protezione anche a Hollywood e nemmeno i grandi nomi o i grandi capi della produzione erano ammessi nel set.  Appena la Garbo si accorgeva che qualche estraneo la guardava, smetteva di recitare e si rifugiava nel camerino.  "Se mi sento osservata - disse nell'intervista concessa a Rilla Page Palborg nel 1928- mi sembra di essere una sciocca che fa le smorfie davanti all'obiettivo e viene distrutta ogni illusione, si rompe l'incantesimo della scena che sto vivendo"

Verso i compagni di lavoro e l'equipe dei tecnici era comunque molto affabile e tutti ne apprezzavano il profondo lato umano.

 

 

Infanzia e gioventù (1905-1921)

 

Greta Lovisa Gustafsson nacque al Sodra Maternity Hospital di Stoccolma il 18 settembre 1905, da una famiglia modestissima.

Il padre Karl Alfred era un ex contadino inurbato che aveva accettato lavori umili: era stato aiutante in una macelleria e spazzino. La madre Anna Lovisa  faceva le pulizie. La coppia aveva altri due figli, Sven e Alva. Vivevano in un piccolo appartamento di tre stanze senza acqua calda in un palazzo che oggi non esiste più, nel quartiere operaio di Södermalm.

Greta era una bambina timida e sognatrice. Il suo gioco preferito era dipingersi il volto con gli acquerelli, indossare abiti vecchi e immaginare drammi e commedie.  A sei, sette anni aveva l'abitudine di sostare davanti all'uscita secondaria dei teatri per ascoltare gli attori recitare e,  appena tredicenne, creò con alcune amiche l' "Attic theatre".

Nell'inverno del 1919 l'epidemia di "spagnola" fece migliaia di vittime in tutta Europa e anche Karl Alfred si ammalò.  La famiglia si trovò in gravi difficoltà economiche e Greta smise di studiare.  Trovò il suo primo lavoro presso un barbiere come tvålflicka:  doveva pulire forbici e rasoi e insaponare i clienti in attesa della rasatura.

 

Nel maggio del 1920 Greta accompagnò in ospedale il padre, quasi morente, per ricoverarlo. Qui fu costretta ad attendere a lungo in piedi e a sottostare ad una serie estenuante di domande e di controlli, al fine di accertare che la famiglia fosse in grado di pagare la degenza.

Più tardi confesserà: "Da quel momento decisi che dovevo guadagnare tanti soldi da non dover mai più essere sottoposta a una umiliazione simile". Dopo la morte del padre, Greta presentò  domanda d'impiego alla direzione dei grandi magazzini PUB. Fu assunta nel luglio del 1920, prima come fattorina, poi come commessa al reparto modisteria.

 

Greta era alta e florida, aveva una bellezza ancora acerba, che tuttavia non passava inosservata.

Dovendo preparare il catalogo dei grandi magazzini, il direttore della pubblicità del PUB invitò Greta a posare come modella per la presentazione di alcuni cappelli e poco tempo dopo, Greta ottenne una piccola parte nello spot intitolato "Come non ci si deve vestire", girato da Ragnar (Lasse) Ring sempre per i PUB.  Dopo altre piccole apparizioni in short pubblicitari il regista Eric Petscher le offrì, nel 1922,  una una modesta parte di "bellezza al bagno" nel film "Peter il vagabondo", così Greta  rinunciò all’impiego per “entrare nel cinema". Consigliata dallo stesso Petscher, Greta superò il difficile test di ingresso per ottenere uno dei posti gratuiti come allieva all’Accademia d’Arte Drammatica di Stoccolma.  

Gli studenti partecipavano anche a piccole produzioni teatrali e Greta fece il suo debutto sul palcoscenico del Dramaten  (il prestigioso Kungliga Dramatiska Teatern)  in una commedia intitolata The Adventure. Aveva una sola battuta!

All’Accademia nacquero la sua amicizia con Mimi Pollak ed il rapporto più importante della sua vita, quello con Mauritz Stiller, grazie al quale approdò a Hollywood.

 

Il debutto nel cinema

 

Dopo il primo semestre all’Accademia, Greta fu scelta per un provino con Mauritz Stiller, il più geniale e famoso regista svedese dell'epoca, il quale stava preparando il film "La Saga di Gösta Berlings", tratto dall'omonimo romanzo di  Selma Lagerlöf. Questo incontro cambiò totalmente il corso della sua vita.

 

Personaggio eccentrico, trasgressivo e autoritario, probabilmente omosessuale,  Stiller  intravide in quella goffa ragazza dalle forme abbondanti, la qualità della diva. Egli esercitò sulla giovane attrice  una profonda influenza al punto da plasmarne il carattere, rendendola insicura e ancor più introversa. Disse di lei: "Non trattatela come una creatura umana, non lo è, trattatela come plastilina". Stiller fu maestro, mentore e forse amante;  le insegnò a muoversi, a recitare.  Le impose di perdere dieci chili e le cambiò il cognome, da Gustafsson, alquanto comune in Svezia, nel più esotico Garbo, un nome d'arte "moderno, elegante, breve, internazionale", ispirandosi forse al re ungherese del secolo XVII Bethlen Gabor.

 

Dopo la prima di Stoccolma, "La Saga di Gosta Berling" venne presentato a Berlino, dove raccolse unanimi consensi al punto che la Trianon offrì a Stiller il finanziamento del film successivo, "L'odalisca di Smirne", che doveva essere girato a Istanbul.  Garbo, Stiller e la troupe partirono per la Turchia , ma la Trianon fallì. Ritornati  a Berlino, il regista Georg Wilhelm Pabst volle Greta nel suo film "La via senza gioia".

Il film all'epoca venne ritenuto scandaloso e fu sforbiciato dalla censura, ma diventò uno dei classici del cinema ed attirò sulla coppia Stiller-Garbo l'interesse di Louis B. Mayer, il potente boss della Metro Goldwyn Mayer, giunto in Europa alla ricerca di nuovi talenti. Il regista e l'attrice furono chiamati ad Hollywood a lavorare per la MGM. Nel luglio del 1925 Stiller e Garbo sbarcarono  a New York, dove rimasero due mesi in attesa di partire per Hollywood, praticamente dimenticati da Mayer. La mancata conoscenza dell'inglese li isolò dalla gente e quelle settimane frustranti furono ricordate da Greta come uno dei momenti più tristi della sua vita. L'unico fatto positivo accaduto in quel  periodo fu un servizio fotografico realizzato da Arnold Genthe, che metteva in luce la sensualità e la spiritualità di quello straordinario volto. Dopo che il servizio fotografico fu pubblicato  con grande evidenza su Vanity Fair, la Metrò diede i primi segni di vita.

A settembre finalmente Stiller e Garbo arrivarono a Los Angeles, accolti dalla colonia svedese. Greta sbalordì tutti per la sua goffaggine e per l'abbigliamento trasandato, ben diverso da quello delle dive hollywoodiane.

La Mgm le impose un ulteriore dimagrimento obbligandola a diete ferree, a lezioni di inglese e di portamento per raffinarla, per farla diventare una diva.

 

Gli anni hollywoodiani (1925-1941)

 

La carriera hollywoodiana della Garbo durò quindici anni durante i quali girò 24 film per la M.G.M., diventando l'attrice più pagata di Hollywood: 250mila dollari a film, una somma enorme per l'epoca.

I primi film girati da Garbo in America furono "Il  torrente" (1926) e "La tentatrice". Di quest'ultimo Greta scrisse in una lettera: "Tutto è terribile: la storia, la Garbo, tutto. Non è un' esagerazione: sono imperdonabile"

Il regista avrebbe dovuto essere Stiller, ma Mayer fece di tutto per rendergli la vita difficile e alla fine Stiller passò alla Paramount, per poi tornare definitivamente in Svezia, dove morì nel 1928. Quando a Greta giunse la notizia che il regista era morto, fu come se le venisse a mancare di colpo una parte fondamentale della sua vita e della sua personalità. A detta di molti biografi questo trauma ebbe un peso determinante per tutto lo sviluppo successivo della personalità dell'attrice.

 

Nel film "La carne e il diavolo" (1927)  Garbo interpretò di nuovo la parte di vamp, ruolo che detestava: "Le vamp mi hanno sempre fatto ridere, l'idea che possano considerarmi una vamp mi fa ridere ancora di più".  Il suo ruolo è quello di una donna cinica e sensuale che non esita a far divampare tra due amici fraterni un odio mortale. Il film sfidò la censura del tempo con diverse scene per l’epoca audaci come quella, da molti considerata sacrilega, in cui la Garbo fa ruotare il calice che le porge il sacerdote, per appoggiare le labbra proprio dove le aveva messe il suo amante. "La carne e il diavolo"  fu il primo vero grande successo popolare di Garbo, anche per la risonanza data dalla stampa rosa alla sua relazione con l'attore americano John Gilbert, con cui  formò la coppia cinematografica più ammirata del muto.  In seguito i due recitarono insieme in  altri tre film: "Love", un rifacimento moderno di Anna Karenina (1927),  "Destino" (1929) e  "La regina Cristina" (1933).

Durante la lavorazione di "La carne e il diavolo" iniziarono dunque a circolare voci  di un flirt tra i due attori.  A quell’epoca Gilbert aveva ventinove anni – otto più della Garbo – e due matrimoni alle spalle.  "È un attore così squisito,” diceva la Garbo, “mi solleva e mi porta via con sé. Non sto più semplicemente recitando una scena, la sto vivendo... È così vitale, così vivace, così acceso! Tutte le mattine, alle nove in punto, si cominciava a lavorare insieme, ed era così cortese che mi sentivo meglio, sentivo un po’ più amica quella terra straniera”.

Fu una relazione sentimentale breve e tormentata. Gilbert chiese più volte alla Garbo di sposarlo, per due volte riuscì a portarla fin quasi all'altare, ma all'ultimo momento lei cambiò idea. Dopo un' ennesima discussione si lasciarono e Gilbert sposò l'attrice Ina Claire, da cui presto divorziò.  Con l'avvento del sonoro la carriera di Gilbert declinò rapidamente; a nulla valse l'aiuto della Garbo che lo pretese come partner in  "La regina Cristina", sfidando Mayer. Gilbert trovò rifugio nell'alcool e morì a soli trentasei anni, a causa di un infarto, mentre era con Marlene Dietrich, tra le cui braccia aveva cercato conforto.

La storia d'amore tra Garbo e Gilbert è stata raccontata nel musical "Hollywood, ritratto di un divo", interpretato da massimo Ranieri con la regia di Patroni Griffi.

Sul set di "Donna che ama" (1928), Garbo incontrò il costumista Adrian, con cui sviluppò un importante sodalizio professionale. I suoi magnifici abiti insieme alle luci di Williams Daniels e alle fantastiche foto di Clarence Sinclair Bull, contribuirono a creare la sua immagine di star.

 

"Garbo talks!"  ("Garbo parla!")  fu lo slogan con cui fu lanciato il primo film sonoro di Garbo, "Anna Christie" (1930), tratto da un dramma di Eugene O'Neill. Del film fu girata anche una versione in tedesco, lingua che Garbo parlava con più facilità, diretta da Jacques Feyder e con un cast differente. Nel film Garbo interpreta un'ex prostituta che torna dal padre, un vecchio marinaio che vive su una chiatta che trasporta carbone, e s'innamora di un giovane naufrago, il quale, non conoscendo il suo passato, vorrebbe sposarla. Garbo pronuncia le sue prime parole sullo schermo quasi mezz'ora dopo l'inizio del film, quando entrando nello squallido bar del porto dice al barista: "Gif me a viskey, ginger ale on the side, and don't be stingy, baby" ("dammi un whisky, ginger ale a parte, e non essere tirchio, baby"). Finalmente il pubblico poté udire la sua voce da contralto, calda, bassa e sensuale,  modulata con sapienza.

Disse Tina Lattanzi, la più famosa  doppiatrice della Garbo, "Aveva una voce profonda, grave con qualcosa di lontano, di nostalgico, ed era questa intonazione che mi sforzavo di imitare. Era una voce morbida e velata, evocatrice. Una voce duttile, che lei sapeva modulare in molte tonalità, a cui sapeva dare accenti duri e aspri nelle scene in cui si incolleriva, così come diventava freddo e implacabile il suo sguardo. Quando rideva, ma era raro, la voce diventava di gola, come sfocata e si perdeva. Era impossibile imitare quella risata…"

Con questo film l'attrice ottenne la prima nomination al premio Oscar (le altre furono per "Romanzo", "Margherita Gauthier"e per "Ninotchka") che però vinse soltanto nel 1954 ad honorem.

Consacrata diva a livello internazionale, Greta trionfò nei film successivi, anche se i ruoli che le venivano proposti erano sempre gli stessi: seduttrice fatale destinata al sacrificio e ad una tragica fine. Proprio in questo periodo, Garbo cominciò a manifestare apertamente la propria insoddisfazione nei confronti di parti che non la interessavano affatto. Ad un amico dichiarò di sentirsi morta da molti anni.

Nel frattempo nella sua vita erano entrate due donne, la polacca Salka Viertel, una colta ed esperta attrice e sceneggiatrice che firmò molti copioni dei film di Greta e la scrittrice statunitense, di origini spagnole, Mercedes de Acosta.

La casa di Salomé "Salka" Steuermann  e del marito, il compositore Berthold Viertel, fu uno dei luoghi di incontro degli intellettuali europei, soprattutto dopo l'avvento del nazismo. Greta poté così conoscere personaggi del calibro di Stravinsky, Schoenberg, Rubinstein, M. Reinhardt, Eisenstein, Brecht, Thomas Mann, Aldous Huxley, etc. Salka  fu la confidente e la consigliera di Greta. Il loro legame, sia pure con lunghi periodi di lontananza e di silenzio, durò fino alla morte di Salka, avvenuta nel  1978.

Mercedes de Acosta era una celebrità mondana, dichiaratamente lesbica, che sosteneva di  poter sottrarre qualunque donna a qualunque uomo“. La sua "amicizia" con Garbo fu molto chiacchierata e durò per decenni, interrompendosi soltanto nel 1960, quando Mercedes, a corto di soldi, scrisse l'autobiografia "Here lies the heart" (Qui giace il cuore), citandola e inserendo alcune foto private di Garbo in shorts a seno nudo, scattate dalla de Acosta stessa durante una vacanza in Sierra Nevada. Greta non le parlò mai più.

Il 1932 fu un anno ricco di soddisfazioni professionali. Garbo recitò la parte di spia nel famoso "Mata Hari". Ispirato a un personaggio realmente esistito, è uno dei film che più hanno contribuito al mito di Garbo, grazie anche agli incredibili costumi creati da Adrian. Fu poi la volta del celeberrimo "Grand Hotel" , tratto da una commedia di Vicky Baum, dove  varie storie si intrecciano in un albergo di Berlino. Fu il primo "all star movie" in assoluto, infatti la MGM  mise insieme ben sette star, tra cui i fratelli John e Lionel Barrymore, Wallace Beery e Joan Crawford. Il ruolo di Garbo è quello della ballerina russa Grusinskaja,  eccentrica diva con la paura d'invecchiare, che si innamora dello spiantato barone von Geigern,  ridotto a fare il ladro d’albergo. In questo film  Garbo pronunciò la sua frase più citata in assoluto, «I want to be alone». Il film successivo, "Come tu mi vuoi", è tratto dall'omonima opera teatrale di Luigi Pirandello.  Garbo comparve, per l'occasione, in una insolita versione biondo platino. Zara, Il suo personaggio, è una cantante, succube di un romanziere perverso interpretato da Erich Von Stroheim, che si suppone possa essere in realtà la contessa Maria Varelli, misteriosamente scomparsa durante la guerra.

In coincidenza della scadenza del contratto che legava Garbo alla MGM, circolavano voci che l'attrice volesse abbandonare il cinema e infatti nel luglio del 1932 Garbo partì per uno dei suoi viaggi in Svezia dove vivevano ancora la madre e il fratello. La sorella Alva era morta anni prima, ancora giovanissima. Garbo aveva con sé in valigia una biografia della Regina Cristina, prestata da Salka.

Greta rimase in Europa otto mesi, nel frattempo raccolse documenti e notizie su Cristina, disegnò alcuni bozzetti di costumi e si entusiasmò dell'idea di fare un film su di lei; scrisse alla Metro dicendo di essere disposta a firmare un nuovo contratto a patto di poter interpretare un film sulla regina Cristina. Ritornò ad Hollywood solo dopo aver ottenuto un nuovo contratto il quale le consentiva di avere il controllo dei film da interpretare, di scegliere cioè  il soggetto, gli sceneggiatori, il regista e gli interpreti principali e le date di lavorazione. 

Seppur storicamente inattendibile, il film  "La regina Cristina" (1933) è una delle migliori interpretazioni della Divina. Salka Viertel curò la sceneggiatura di e vi inserì monologhi e dialoghi direttamente presi dalla vita quotidiana della Garbo, frasi che lei ripeteva spesso, come "Sono stanca di essere un simbolo, un'astrazione, di non poter avere desideri, sentimenti, emozioni come quelli di tutti".  Incredibilmente c'erano molte analogie nelle vite delle due donne. Come Cristina, la Garbo era svedese, autoritaria e pacifista.  Entrambe di aspetto androgino, rifiutarono il matrimonio, decise a rimanere “scapolo” (e non zitella, come usava dire la Garbo, e come poi dirà nel film anche il suo personaggio). Entrambe si esiliarono ancora giovani dal trono a cui erano assurte". Il film mostra inoltre uno dei primi baci sulla bocca tra due donne della storia di Hollywood, quello che l’attrice svedese dà alla sua dama di compagnia Ebba.

A dirigere il film fu chiamato Rouben Mamoulian (col quale l'attrice ebbe un breve flirt) e per il ruolo di Don Antonio Garbo impose il suo vecchio amore John Gilbert, rifiutando Laurence Olivier. Il film  ottenne ottime critiche ma non fu un successo commerciale; Greta non era soddisfatta e scrisse agli amici in Svezia "Ho voluto mettere più Svezia possibile in questo film, ma a Hollywood tutto si riduce a un orribile compromesso. Non c'è tempo per l'arte. E' tutta una questione di box-office, come lo chiamano loro"

La più famosa scena del film, quella in cui la Garbo, come in stato d'ipnosi, «memorizza», toccando tutti gli oggetti, la camera da letto in cui ha fatto l'amore, è stata citata da Bertolucci nel film "The dreamers" . Eva Green sussurra, con un improbabile accento svedese e  replicando le movenze di Garbo, "Imprimo questa stanza nella mia mente. In futuro vi trascorrerò molto tempo, nei miei pensieri"

L'anno successivo Garbo interpretò "Il Velo Dipinto" un melodramma esotico tratto dall'omonimo romanzo di W. Somerset Maugham, che si rivelò un passo falso.

 Seguirono alcuni ruoli fra i più belli della sua carriera: Anna Karenina, Margherita Gauthier e Ninotchka.

 "Anna Karenina" fu girato nel 1935 e premiato alla mostra del cinema di Venezia. Garbo fu proclamata miglior attrice dalla critica newyorchese. Il ruolo fu fortemente voluto dall'attrice, che lo preferì a quello più moderno dell'ereditiera di Dark Victory (Tramonto) offertale insistentemente da David O. Selznick e  in seguito interpretato da Bette Davis. Indimenticabili due riprese del volto della Garbo, all'inizio del film quando il suo viso appare dal fumo della locomotiva e, alla fine quando, disperata, sta per gettarsi sotto il treno.

Dopo un'altra vacanza in Svezia e seri problemi di salute,  Garbo tornò a Hollywood per girare  "Margherita Gauthier" (Camille, 1936), il film dove raggiunse l'apice della sua recitazione. Tratto dal romanzo  La dame aux camèlias”(1848) di Alexandre Dumas figlio, (al quale si ispirò Giuseppe Verdi per la sua Traviata) il film, diretto da George Cukor,  racconta l'amore infelice tra Margherita Gautier, una mantenuta abituata a vivere nel lusso, che si innamora  del giovane di buona famiglia Armando Duval, interpretato da Robert Taylor. Quando il padre di lui si oppone alla relazione e la supplica di lasciarlo, lei si sacrifica per amore del giovane. Ben presto Margherita viene minata dalla tisi e quando arriverà di nuovo il momento di ricongiungersi per i due sarà troppo tardi. Per questo ruolo Garbo ricevette  dal re di Svezia il premio "Litteris  et Artibus" (conferito in precedenza solo a scrittori, pittori o musicisti).

Più tiepida fu l'accoglienza, l'anno successivo, di "Maria Walewska". Il film narra la storia, fortemente romanzata, della passione travolgente tra Napoleone (Charles Boyer) e una nobile polacca, che aveva incontrato l' imperatore per chiedere l' indipendenza del proprio Paese e ne era poi diventata l' amante e gli aveva dato un figlio.

Nel marzo del 1938 Garbo arrivò in Italia,  dove trascorse una vacanza a Ravello, in compagnia del celebre direttore d'orchestra Leopold Stokowski. I due si erano conosciuti un anno prima, ad Hollywood, durante una festa. La coppia alloggiò nella splendida Villa Cimbrone. I primi giorni trascorsero felici, tra escursioni lungo la Costiera, passeggiate per i vicoli del paese, romantiche cene all'hotel Caruso. Poi la stampa iniziò a pedinarli al punto che Garbo decise di concedere un'intervista.

La prima domanda rivolta alla Garbo fu: "Vuole sposare il maestro ". Garbo rispose: "Ci sono persone che desiderano sposarsi e altre no. Io sono fra queste. Il signor Stokowski è un amico che mi ha offerto di fare un viaggio con lui per vedere dei luoghi bellissimi. E aggiungo che è crudele perseguitare la gente come fate voi".

Il loro viaggio proseguì in Nordafrica e poi in Svezia, prima di essere interrotto bruscamente a causa di un'improvvisa partenza del maestro per New York. Pare, infatti, che, durante l'ennesima dichiarazione alla stampa, Stokowski avesse parlato di un loro imminente matrimonio. Per tutta risposta Greta Garbo decise di non vederlo mai più.

 

Dopo tanti melodrammi la Garbo sentì il bisogno di rinnovarsi e chiese ripetutamente di poter interpretare una commedia. Finalmente nel 1939 girò il suo primo  film brillante,  "Ninotchka", una frizzante presa in giro dell'Unione Sovietica. "Avremmo fatto meglio a prendere in giro la Germania nazista", commentò in seguito la Garbo.  Scritto da  Billy Wilder e diretto da Ernst Lubitsch, il film fu lanciato con lo slogan "La Garbo ride!"

Il film ricevette quattro nomination all'Oscar (non vincendone però nessuno): miglior film, miglior attrice protagonista, miglior sceneggiatura originale e miglior soggetto.

Nel film la Garbo è una integerrima funzionaria del partito comunista russo che, mandata in missione a Parigi i per per controllare l'operato di tre "compagni" intenti a recuperare preziosi gioielli, si innamora del conte playboy Leon (Melvyn Douglas) e si lascia conquistare dai piaceri della vita occidentale.

"Ninotchka" fu visto in Italia solo nel dopoguerra (a causa dell'embargo decretato dal regime fascista nei confronti del cinema americano) e venne proiettato durante la campagna elettorale del ’48. I comunisti fecero di tutto per impedirne la distribuzione. Dopo le elezioni, divenne famosa la frase pronunciata da un operaio: "Abbiamo perso per colpa di Ninotchka ".

 

Allo scoppio della guerra, con la chiusura dei mercati europei, la MGM decise di rinnovare l'immagine della Garbo, per renderla più adatta al gusto del pubblico statunitense. Le fu affidato il ruolo di una sportiva donna americana che, per riconquistare l'interesse del marito, si finge la spregiudicata sorella gemella. Il film, intitolato "Non tradirmi con me" (1941), fu  violentemente attaccato della Legion of Decency e accusato di immoralità dal cardinale Spellman, arcivescovo di New York. Il film si rivelò un tonfo per la carriera della diva. Un altro elemento da considerare erano anche i cattivi rapporti che sempre la Garbo ebbe con Mayer, il potente tycoon della Metro. I produttori colsero al volo l’occasione del flop per ostacolare la carriera della diva, sopportata fino a quel momento solo per il suo enorme potere di far cassa.

Garbo rimase molto turbata e dichiarò "Mi hanno scavato la fossa". Decise di non recitare per un po', di prendersi una pausa di riflessione, ma l'anno sabbatico si prolungò e Greta, per paura di ricadere in un errore,  iniziò a rifiutare copioni su copioni. Nel 1942 firmò un contratto con la MGM per il film "The Girl from Leningrad", che non fu mai girato. Avrebbe dovuto interpretare una combattente della Resistenza russa. La Garbo fu molto criticata per non aver collaborato con gli Alleati durante la Seconda guerra mondiale, ma in seguito si scoprì che aveva aiutato la Gran Bretagna identificando a Stoccolma influenti simpatizzanti del nazismo, fornendo contatti e portando messaggi per gli agenti britannici.        

 

L'auto esilio (1942-1990)

 

In seguito in molti tentarono di riportarla al cinema, offrendole ruoli importantissimi, specie in Europa. Ci riuscì quasi Max Ophuls nel 1949, con un film tratto da 'La duchessa di Langeais' di Balzac. Il film si sarebbe dovuto girare tra Roma e Parigi e  Angelo Rizzoli,  che era uno dei finanziatori, pretese dalla Garbo un provino, recentemente ritrovato. Garbo dimostrò una professionalità assoluta e si sottopose al test come una qualsiasi debuttante. Nei 18 minuti di ripresa muta e in bianco e nero, Garbo prima fa il broncio,  poi scoppia a ridere, si arruffa i capelli e se li butta sugli occhi, scherza con il soffio del ventilatore che la spettina ancora di più e chiede una sigaretta al cameraman Jimmie Wong. Le riprese vennero fissate per l'inizio dell'estate in Italia e nell'attesa Greta trascorse alcune settimane a Roma. Il progetto saltò perché non si trovarono i fondi, la Garbo stessa fu mal consigliata, ci furono malintesi, dilettantismo e pettegolezzi che la ferirono molto. Non accettò mai più alcuna offerta dal cinema, disse no a anche a Strehler, che la voleva sul set nel ruolo della Duse, e a Luchino Visconti, che neI1975 le chiese di recitare la parte della Regina di Napoli in un film tratto dalla Recherche di Proust.

Negli anni Quaranta Garbo si trasferì a New York, al Ritz Tower e poi in un lussuoso appartamento nell’elegante quartiere dell’Est Side, a Manhattan. Sette camere piene di mobili antichi, pezzi d’arte e quadri d’autore, dove visse fino alla morte. Il 9 febbraio del 1951 diventò cittadina statunitense.

Garbo passava il tempo gironzolando tra botteghe di rigattieri e gallerie d’arte, facendo lunghe passeggiate, e sebbene amasse molto muoversi da sola, aveva anche una serie di “accompagnatori“ che si sono avvicendati negli anni tra i quali  Sam Green e Raymond Daum. Amava andare a teatro, alle matinée, perché andava a dormire molto presto.

Si legò (o si illuse di potersi legare) ad altri uomini, passando da un “amore impossibile” all’altro. Cecil Beaton, il famoso “fotografo delle regine” provò una tale passione per Garbo da chiederle di sposarlo, ma rifiutato si vendicò pubblicando nel '71 il suoi diari, ricchi di dettagli intimi. In essi Beaton sostenne di aver avuto un interludio sessuale con Greta negli anni '40. Gay dichiarato, giustificò quella sua trasgressione definendo Garbo “metà ragazzo e metà donna”. George Schlee, un uomo d’affari d’origine russa,  marito della celebre sarta newyorchese Valentina, amica di Greta, fece copia fissa con Garbo per molti anni, trascorrendo insieme a lei lunghi periodi sulla Costa Azzurra.

Garbo non era affatto un eremita, come tanti pensano. Si è scritto molto sul suo isolamento negli anni in cui si ritirò a vita privata.  Si dice che non volesse che nessuno la vedesse invecchiare. In realtà viaggiava molto, tra l’America e l’Europa, sotto nomi falsi (Harriet Brown per esempio),  il capo coperto da un cappello a larghe tese che le copriva il volto ed enormi occhiali scuri, sempre inseguita dai paparazzi. I suoi amici erano  individui ricchissimi ed influenti del jet-set (come la baronessa Cécile de de Rothschild,  i Bernadotte, Sam Spiegel, Onassis, Gore Vidal)  che con i loro yacht, aerei privati, ville super protette e miliardi potevano garantirle la massima privacy.

Garbo amava l'Italia e trascorse molto tempo a Taormina, ospite di Gaylord Hauser, il  dietologo delle dive hollywoodiane. Garbo era legata a  Hauser da uno strano e ambiguo rapporto poiché Gayelord era notoriamente omosessuale e lei, a quanto si dice, “assolutamente incapace di amare un uomo”.

Ha raccontato Giovanni Panarello, antiquario taorminese amico di Hauser: "Greta veniva qui quasi tutte le estati. Aveva scoperto questo posto grazie al dott. Hauser che era il suo dietologo e che lei seguiva pedissequamente. Raramente usciva. Era stata da me a Taormina, poi era scesa giù, a Letojanni. Le piaceva il mare. E trascorreva le sue giornate tra la villa e il mare dove aveva pure fatto amicizia con alcuni pescatori che le davano spiegazioni sulla pesca e sui pesci. Non mangiava molto e a tavola non si toglieva quel cappello a larga tesa che le oscurava mezzo volto. Veniva molto volentieri da queste nostre parti, abitava in famiglia, possiamo dire, ma manteneva un distacco aristocratico da tutto e da tutti. Parlava poco, non frequentava nessuno. Era felice, se si può usare questo termine che forse è un eufemismo, di tornare tra noi, malgrado un velo di malinconia affiorasse sempre nel suo magico sguardo".

 

Si dice che Garbo fosse incline alla depressione cronica; passò molti anni a combatterla attraverso la filosofia Orientale e ad un regime alimentare salutista. Comunque non rinunciò mai a fumare e ai cocktail. Nel 1984 fu operata per un tumore al seno. Nell'estate del 1988, mentre era in vacanza a Kloster, ebbe un lieve infarto. Tornata a New York, le sue condizioni di salute peggiorarono e l'anno successivo dovette sottoporsi alla dialisi  tre volte a settimana, poiché soffriva di una grave insufficienza renale. Negli ultimi sei mesi di vita Garbo vide solo il medico, qualche amico intimo e sua  nipote Gray Reisfield (figlia del fratello Sven) che viveva nel New Jersey. L'11 aprile 1990 fu ricoverata al New York Hospital dove morì quattro giorni dopo, la mattina di Pasqua, per una polmonite. Aveva 84 anni. Le erano accanto i familiari. " La mia è stata una vita meravigliosa", avrebbe detto l' attrice, prima di morire. Dopo il rito funebre celebrato a New York alla presenza di pochi intimi, Garbo venne cremata  L'urna contenente le ceneri rimase per nove anni presso un'agenzia funebre, in attesa che Grey decidesse il luogo della sepoltura. Il 16 giugno 1999 le sue ceneri vennero finalmente sepolte a Stoccolma, nel cimitero Skogskyrkogården (il Cimitero del Bosco).

 

La Garbo donna

 

Per conoscere Greta bisogna conoscere il Nord. Perché non puoi che definire nordico il suo carattere introverso. Per conoscerla bisogna conoscere, ma profondamente, vento, pioggia e oscuri meditabondi cieli“. Così Mercedes de Acosta descrisse la divina.

Com'era dunque Garbo fuori dallo schermo? Nella vita di tutti i giorni Greta era una donna piena di contraddizioni: timida e dispotica, spaurita e temeraria, insicura, influenzabile ma anche risoluta e testarda, che soffriva per la fragilità dei propri sentimenti. In lei c'era il duplice aspetto di dominatrice e dominata, sadismo e masochismo relazionale.  Scrisse Cecil Beaton: "Non s'interessa di niente e di nessuno in particolare, e diventa scorbutica ed egoista come un'invalida, assolutamente incapace di scomodarsi per chicchessia. Sarebbe una compagna asfissiante, querula e piena di tragici rimpianti. E' superstiziosa, sospettosa, e non sa cosa significhi amicizia. E' incapace d'amare." Diversa la descrizione che fecero di lei alcuni amici come Salka Viertel: "E' intelligente, semplice, senza pose e possiede un gran senso dell'umorismo (...) ciò che ha affascinato  me e Berthold è stata la sua educazione, la sua cortesia e grande sensibilità" e Raymond Daun: "Era una donna molto intelligente, sensibile, generosa, con un raffinato senso dell'umorismo". Raccontò Federico Zeri che Garbo faceva imitazioni perfette delle sue colleghe, la Dietrich per esempio, che erano irresistibili.

Greta  era diversa dalle altre donne.  Non si sposò mai  e in lei c'era un lato maschile innato.  Vestiva in maniera molto informale:  pantaloni,  giacche da uomo, camicia e cravatta, scarpe maschili dal tacco basso. Quando Greta e Mercedes de Acosta  furono fotografate sull'Hollywood Boulevard in pantaloni, scoppiò uno scandalo!

Il suo fisico era femminile, eppure ambiguo. Parlava di se stessa in prima persona, come se fosse un uomo ("Quando ero un giovanotto", "Oh, che uomo bizzarro sono") e i suoi amici più intimi  in privato la chiamavano Harry o Gurra, che era il diminutivo di Gustav. Questa confusione di generi nei suoi discorsi e nel suo abbigliamento alimentò voci di una presunta diversità sessuale, amplificata anche dai numerosi ruoli maschili che avrebbe voluto interpretare: Amleto, S. Francesco, Dorian Gray (con Marilyn Monroe nella parte di una ragazza giovane sedotta da Dorian).

L'attrice non ammise mai pubblicamente di essere legata sentimentalmente  a qualcuno, alimentando così voci e pettegolezzi di ogni tipo; nemmeno dopo la sua morte i biografi sono riusciti a dissipare o confermare i dubbi che ancora circondano questi aspetti della sua vita.

Secondo Barry Paris, Garbo aveva una complessità biologica che la portava  ad essere "bisessuale con prevalenza lesbica, e sempre più asessuata col passare degli anni" . Sul piano delle relazioni sociali, Garbo si era sempre sentita più a suo agio con le donne che con gli uomini.  Sembra che in anni recenti abbia detto ad un amico: “Le donne erano le mie vere amiche, le uniche di cui io potessi avere fiducia e  le sole che io potessi amare. Se quello mi fa gay o lesbica, allora quello è ciò che sono! Le donne sono più sensibili degli uomini.”

Pare certo che Garbo ebbe amanti uomini, (soprattutto gay o bisessuali) e donne, secondo quanto si legge in autobiografie, ricordi e testimonianze di personaggi come Zsa Zsa Gabor,  Elisabeth Bergner e Luise Brooks che hanno raccontato di certe avances non equivocabili.

La fonte principale del presunto lesbismo di Garbo è costituita dalle memorie di Mercedes de Acosta, ricca ereditiera ispano-americana  che faceva parte della élite lesbo-chic di Hollywood, il cosiddetto “Circolo del cucito” che comprendeva anche bisessuali come Marlene Dietrich, Maria Huxley, Tallulah Bankhead  e Salka Viertel. Negli ambienti lesbici Mercedes si vantava delle sue relazioni con la Garbo e con la Dietrich.

Non è chiaro invece se Greta ricambiasse i sentimenti amorosi della Acosta;  le due stavano insieme per lunghi periodi, poi distanti per altri, a seconda del capriccio della Garbo "È una relazione a fasi alterne", scrisse un biografo, "in genere è Mercedes a inseguire l’oggetto dei suoi desideri, ma quando è lei a prendere una nuova sbandata è la Garbo a rifarsi viva."

Ha scritto Hugo Vickers."La storia tra Greta e Mercedes e' incredibile. Tra le due ci sono battaglie continue e a un certo punto la Garbo ha sbattuto la porta senza nemmeno dirle ciao; Mercedes l' ha inseguita a New York, ma non e' riuscita a farsi ricevere". " "Mercedes avrebbe accettato di fare la schiava della Garbo",

Nel 1932 Mercedes conobbe Marlene Dietrich (la storica ‘rivale’ sullo schermo- e non solo- della Garbo) ad un ricevimento. Mercedes si era rifugiata piangendo nella cucina della casa,  perché - le disse - la Garbo la faceva soffrire. Marlene voleva consolarla e la invitò a cena a casa sua. Dopo pochi giorni le scriveva già lettere d'amore che cominciavano con "tesoro mio", firmate con "Il principe bianco". La relazione durò un anno: poi Marlene la lasciò, rifiutandosi anche di risponderle al telefono, mentre Mercedes continuava ad insistere con lettere infuocate, rassicurandola del suo amore.

Nel 1944 la Garbo decise  di interrompere la burrascosa relazione, chiedendo alla de Acosta di smettere di inviarle poesie e lettere dove le professava il suo amore. L'ultima poesia conosciuta scritta dalla de Acosta per la Garbo risale a questo periodo.

Nel decennale della morte della Divina, al "Rosenbach Museum and Library" di Filadelfia, venne aperta una scatola contenente 55 lettere, 17 cartoline e 15 telegrammi  scambiati tra la  Garbo e la de Acosta dal '31 al '59,  e donate da quest'ultima al  museo, a condizione che nessuno le leggesse prima di dieci anni dalla morte di entrambe le donne. Gli eredi della Garbo minacciarono denunce e la nipote della Divina, Gray Reisfield, si riservò il diritto di autorizzare la pubblicazione delle lettere. Le lettere in mostra poterono essere lette, ma non fotografate, né fu consentito prendere appunti.  Una pronipote della Garbo, Gray Horan, dichiarò che molte persone attendevano questo momento per stabilire se esse contenessero testimonianze del presunto lesbismo della diva. Con soddisfazione comunicò che in nessuna delle lettere esiste traccia di un simile comportamento. Quindi, ribadendo ciò che lei aveva sempre sostenuto, affermò che l'interesse della Divina era soltanto per gli uomini e che Garbo non ebbe mai rapporti omosessuali.

Certamente i Reisfield non accolsero con gioia la pubblicazione del libro "The girls: Sappho goes to Hollywood", di Diana McLellan, (2000) contenente  i retroscena di un presunto amore segreto tra Marlene Dietrich e Greta Garbo. 

Garbo e Dietrich condivisero, in tempi diversi, amanti ed amici, frequentarono gli stessi ambienti, ma sostennero sempre di non essersi mai conosciute. Le due dive non dovettero mai preoccuparsi che la stampa esponesse le loro vite segrete. I giornalisti di allora rispettavano il codice di silenzio che celava i loro legami. Negli anni '30 Vanity Fair fu il giornale che osò di più pubblicando foto di Garbo e Dietrich fianco a fianco col sottotitolo “Membri dello stesso club“ .

Secondo la McLellan, la relazione tra le due attrici prese il via nel ' 25, sul set tedesco del film "La via senza gioia" di Pabst. La Dietrich "era una giovane madre 23enne, sessualmente vorace e felice di 'guidare' Greta nel suo mondo fatto di locali gay e lesbo" poi "la Dietrich scoprì che Greta era di vedute ristrette, ignorante e provinciale", scrisse la McLellan e "tra le due la rottura fu repentina e traumatica tanto che, per un lungo periodo, le due non si rivolsero più parola". La tesi sostenuta dall'autrice è comunque frutto di congetture e non è sostenuta da nessuna prova concreta. Nel 2003 fu pubblicata la biografia di Frank Sinatra, scritta da George Jacobs, il cameriere e uomo di fiducia del celebre cantante. Nel libro Jacobs racconta di aver sbirciato da dietro le tende un incontro saffico tra Garbo e Dietrich, ormai cinquantenni, avvenuto nella piscina della villa di Sinatra a Palm Spring.

Nel 2005 fu pubblicato in Svezia "Bloody Beloved Kid" (Cara maledetta bambina) un  romanzo di Tin Andersen Axell basato sul carteggio della «divina» con Mimi Pollak, la sua compagna dell’Accademia d’arte drammatica di Stoccolma. Le due si erano conosciute negli anni ’20 e il legame non si spezzò mai, anche quando Mimi si sposò ed ebbe un figlio. Il titolo del libro riprende le prime parole che la Garbo scrisse in una lettera del 1924 a Mimi, nella quale poi affermava : "La tua lettera ha prodotto una tempesta di passione in me".  Nelle lettere, scritte tra il 1923 e il 1984 in un linguaggio sofisticato, Garbo scrive che pensa a Mimi ogni giorno, che la “ama in tutte le lingue” ed altre tenerezze simili, strapiene di parole dolci, poetiche ed affettuose.  Il figlio di Mimi ha commentato: "Che Garbo fosse attirata dalle donne io non lo credo per un secondo. Le donne potevano dirsi queste cose l'un l'altra. Mia mamma era sessualmente attratta dagli uomini."

 

Garbo icona del mondo gay

 

In occasione del centenario della nascita dell'attrice, Il Museo Gay di Berlino (Shcwules Museum) ha dedicato una mostra alla Garbo, considerata un’icona dalle lesbiche per il famoso bacio che diede alla sua dama di compagnia nel film "La regina Cristina", oltre che per la voce roca e il fisico atletico.

 

Scrisse Giovanbattista Brambilla sulla rivista Babilonia : "La Garbo ebbe legami con tutti i gay dell'alta società artistica, nobiliare e finanziaria; basti citare le sue intime amicizie con Cecil Beaton, Lord Mountbatten, Noel Coward, Ivor Novello e molti altri. (...) La fortuna della Garbo-attrice stava nella magia del suo sguardo che riusciva a trasmettere un misto di dramma e voluttà, ambiguità che Bela Balazs chiamò beauté de la suffrance: un incrocio tra la femme fatal peccaminosa e la vergine innocente predisposta al sacrificio. Non c'è da stupirsi, perciò, se questo dualismo tra istinto e predestinazione l'hanno fatta eleggere "imperatrice monaca" della "cultura camp", perché in essa l'omosessuale riconosce le pulsioni avverse tra peccato e rassegnazione al peccato, che sono a fondamento del senso di colpa imposto dalla morale comune ai gay. Tutti i film della Garbo, studiati appositamente sulla personalità della diva, compongono un itinerario sentimentale sempre identico per intenzione e finalità, drammi seriali di cui gli occhi degli spettatori vogliono nutrirsi, godere e poi redimersi. Ogni pellicola mostra la caduta e la resurrezione di un angelo, dannato perché volle farsi donna e poi redento per la volontaria rinuncia alla felicità terrena. Un rito, dunque, in cui il gay-vittima s'identifica nelle componenti tardo-romantiche della trasgressione, della fatalità e della lussuosa grandezza del gesto sacrificale. Come in Jean Genet, tutto nel rito si trasfigura in splendore, anche ciò che più appare squallido, come il tradimento di Mata Hari, il suicidio della Karenina, la tisi di Margherita Gautier."

 

In anni recenti il suo mito ha ispirato diversi artisti, scrittori e registi (molti dei quali omosessuali) che hanno realizzato documentari, musicals, atti unici e monologhi.

Mary Wings e Eric Garber sono gli autori di una performance dal titolo più che esplicito  "A Woman of Affairs: Greta Garbo' s Lesbian Past", (1991) presentata a vari festival gay internazionali e messa in scena anche a Torino con due attori nelle parti di narratori, sostenute solitamente dagli autori stessi. Un montaggio di sequenze di film e di diapositive scelte con cura, soprattutto fra quelle non ufficiali o molto private, vuole dimostrare quanto la Divina fosse fredda e distratta nei suoi abbracci con partner maschili e quanto invece cambiasse di umore quando aveva a che fare con delle amiche.

 

Nel videotape "Meeting of Two Queens" (Encuentro entre dos Reine, Spagna 1991), Garbo e Dietrich diventano partner in un film. L'artista video cilena Cecilia Barriga ha manipolato spezzoni tratti dai film delle due dive e, tramite la tecnica molto efficace del montaggio incrociato, sembra che le due donne interagiscano l'un l'altra, senza in realtà apparire sullo schermo nello stesso tempo. Greta e Marlene si scambiano occhiate, si parlano (al telefono e faccia a faccia), e s’incontrano in vari luoghi: un ospedale, una biblioteca, la corte imperiale russa ed una camera da letto, dove Garbo osserva Dietrich spogliata e impulsivamente comincia a togliersi i vestiti.

"Loving Greta Garbo", (2001) è un documentario biografico realizzato dalla regista svedese Lena Einhorn. Incentrato sulla trentennale relazione Garbo-de Acosta, è stato presentato al festival internazionale di cinema gay lesbico a Milano e poi a Bologna.

 

"Garbo's Cuban Lover" (2001)  scritto, diretto, recitato e prodotto da Odalys Nanin esplora la relazione fra Garbo e Mercedes de Acosta, usando stralci reali dalle lettere scambiate dalle due 'amanti' segrete, così come quelle scritte da un'altra conquista della De Acosta, Marlene Dietrich. La storia  è vista dalla prospettiva della De Acosta, interpretata da Nanin.

 

Nel 2002 la compagnia teatrale lesbica "Mevrouw Jansen", ha messo in scena ad Amsterdam "Garbo & Dietrich: von Kopf bis Fuss" sulla presunta relazione Garbo-Dietrich.

Per finire un romanzo. "Garbo, mon printemps 1952" (2006) della scrittrice Nelly Baringer, è un'ode singolare alla mitica Garbo ed all'amore tra donne.

 

Curiosità

Il suo soprannome da bambina era Kata, ma familiari e amici continuarono a chiamarla così anche alla fine della sua vita.

Garbo aveva gli occhi grigio-azzurri ed i capelli di un biondo scuro naturale.  A Hollywood schiarì spesso i capelli e a volte li arricciò con la permanente.

Statura e peso di Greta:  1,72 m  (secondo Gray Reisfield, 15 luglio 1991)  e 57kg.

Le misure di Garbo erano: 35.5 in. (seno), 28 in. (vita) e 33.5 in. (fianchi), secondo Adrian, lo stilista della MGM.

I suoi colori preferiti erano il rosa,  l'albicocca e il verde.

Tra i suoi film, il suo il preferito era Camille.          

All'inizio degli anni 30, Garbo aveva due gatti,  un cagnolino chow chow di nome Flimsy  e un pappagallo chiamato Polly.

Le sue frasi-slogan, ripetute in molti film, imitate da milioni di donne nel mondo, erano “Dammi una sigaretta”,  “Penso che tornerò a casa”, “Voglio stare sola”.

Garbo era solita girare le scene in pantofole, pur di apparire più bassa dei suoi partner.

Negli anni trenta rese popolari l'impermeabile e il basco.

André Ani, il capo costumista della MGM, ricordò che Greta Garbo si lamentava dicendo "Tutti questi abiti... vorrei tanto che fossero come sacchi per saltarci dentro senza difficoltà"!

Greta Garbo era la precisione stessa! Quando cominciavano le riprese era truccata, pettinata e vestita con l'abito di scena, e sapeva perfettamente la sua parte.

Durante le riprese di un film, ogni volta che qualcosa non le piaceva, diceva semplicemente: “Penso che tornerò in Svezia! “ il che spaventava i capi dello studio a tal punto che assecondavano ogni suo capriccio.

Nel 1950 la rivista Variety la nominò migliore attrice dei primi cinquant'anni del secolo.      

Garbo entrò nel Guinness dei primati come la più bella donna del mondo.

Garbo ha una stella nella' Hollywood Walk of Fame.

È stata classificata al 38° posto delle “più importanti 100 Star del cinema di tutti i tempi” dalla rivista Empire (Regno Unito). [Ottobre 1997]. 

Nel 1974, mentre era a passeggio per una strada di New York, Garbo fu involontariamente filmata durante le riprese dell'hard-movie " Adam and Yves". La scena fu inserita nel film, senza accredito e neppure compenso.

 

Una cicca di sigaretta fumata da Greta Garbo fu venduta all'asta, ad Hollywood, per $ 352. 

Quando Mauritz Stiller morì, teneva in mano uno dei ritratti di Greta fatto da Arnold Genthe.        

  

Filmografia

 

Film pubblicitari

Herr och fru Stockholm (Svezia, 1920)

En lyckoriddare (Svezia,1921)

Konsum Stockholm Promo (Sweden 1921)

Sverige och svenska industrier (Svezia,1922)

 

Film muti

 

Luffar-Petter (Svezia, 1922)

Gosta Berlings Saga (La saga di Gosta Berling) Svezia, 1924. Regia di Mauritz Stiller

Die Freudlose gasse (La via senza gioia) Germania,1925. Regia di G. Wilhelm Pabst

 

Film muti USA

 

The Torrent (Il torrente) 1926. Regia di Monta Bell

The Temptress (La tentatrice) 1920. Regia di Fred Niblo

Flesh and the Devil (La carne e il diavolo) 1927. Regia di Clarence Brown

Love (Anna Karenina) 1927. Regia di Edmund Goulding

The Divine Woman (La Divina) 1928. Regia di Victor Siostrom (perduto)

The Mysterious Lady (La donna misteriosa) 1928. Regia di Fred Niblo

A Woman of Affairs (Destino) 1929. Regia di Clarence Brown

A Man's Man - cameo role (USA 1929) (perduto)

Wild Orchids (Orchidea selvaggia) 1929. Regia di Sidney Franklin

The Single Standard (Donna che ama) 1929. Regia di Jonh S. Robertson

The Kiss (Il bacio) 1929. Regia di Jacques Feyder

 

Film sonori USA

 

Anna Christie 1930. Regia di Clarence Brown

Romance (Romanzo) 1930. Regia di Clarence Brown

Anna Christie 1930. Versione in tedesco, Regia di J. Feyder

Inspiration (La modella) 1931. Regia di Clarence Brown

Susan Lenox, her Fall and Rise (Cortigiana) 1931. Regia di Robert Z. Leonard

Mata Hari 1932. Regia di George Fitzmaurice

Grand Hotel 1932. Regia di Edmund Goulding

As You Desire Me (Come tu mi vuoi) 1932. Regia di George Fitzmaurice

Queen Cristina (La Regina Cristina) 1933. Regia di Rouben Mamoulian

The Painted Veil (il velo dipinto) 1934. Regia di Richard Boleslawski

Anna Karenina 1935. Regia di Clarence Brown

Camille (Margherita Gauthier) 1937. Regia di George Cukor

Conquest (Maria Walewska) 1937. Regia di Clarence Brown

Ninotchka 1939. Regia di Ernest Lubitsch

Two Faced Woman (Non tradirmi con me) 1941. Regia di George Cukor

 

Bibliografia

 

In inglese

 

Garbo – A Biography (USA 1994)

Autore: Barry Paris

Alfred Knopf, New York

 

Greta Garbo: A Life Apart (USA 1997)

Autore: Karen Swenson

Lisa Drew Book/Scrbner, New York, 640 pagine

 

Conversations with Greta Garbo  (USA 1991)

Autore: Sven Broman

New York, Viking Penguin, 304 pagine

 

Walking with Garbo - Conversations and Recollections  (USA 1991)

Autore: Raymond Daum

arperCollins Publishers, New York, 224 pagine

 

Loving Garbo: The Story Of Cecil Beaton and Mercedes De Acosta (England 1994)

Autore: Hugo Vickers

Jonathan Cape, Random House, London, 333 pagine

 

Greta Garbo: A Cinematic Legacy (USA 2005)

Autore: Mark A. Vieira

Harry N. Abrams, Incorporated, New York, 288 pagine

 

In italiano

 

Con Garbo (Italy 1996)

Autore: Maria Grazia Bevilacqua

La Tartaruga edizioni, Milano- 267 pagine

 

Greta Garbo. Un viaggio alla ricerca della Divina. (Italia 2005)

Edizione aggiornata di Con Garbo

Autore: Maria Grazia Bevilacqua

Milano, Super Nani, 316  pagine

 

Divina – Il Racconto Della Vita di Greta Garbo (2005)

Autore: Jean Lacouture

Edizioni e/o, Roma

Titolo orginale: Greta Garbo: la dame aux caméras, Francia 1999

 

Icons Film: Greta Garbo (Taschen Movie Icons) (2007)

 

Links

Garboforever.com, il più completo sito sulla Divina, per sapere proprio tutto su Garbo, anche quello che non avete mai osato chiedere. La quantità di materiale informativo consultabile è impressionante. Ci sono anche foto, video, wallpapers, articoli e un bellissimo forum.

http://www.garboforever.com/Menue.htm

Forum

http://forum.garboforever.com/index.php

Altri siti

http://www.imdb.com/name/nm0001256/

http://home.hiwaay.net/~oliver/garbo.html

http://www.classicmoviefavorites.com/garbo/

http://www.divasthesite.com/Acting_Divas/Greta_Garbo.htm

http://www.bombshells.com/gallery/garbo/

http://www.stanford.edu/~brooksie/Garbo/Garbo.html

http://www.gretagarbo.de.vu/

http://garboladivine.free.fr/

Blogs

http://ciccione.blogs.allocine.fr/

http://garbolives.blogspot.com/

Foto

http://www.garboforever.com/Gallery.htm

http://www.doctormacro1.info/

 

 

 

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