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Greta Garbo, la Divina a cura
di Ruby www.garboforever.com Greta
Garbo è stata la diva più famosa del cinema fra le due guerre e l'ultima
grande attrice romantica. Influenzò l'aspetto di una intera generazione:
il modo in cui acconciava i capelli, il maquillage, i suoi abiti, hanno fatto epoca. Il suo viso meraviglioso fu definito «il
volto di questo secolo», squisitamente bello, eppure posseduto da una tristezza indefinibile, ossessionante.
Languidamente indifferente, però capace di proiettare un'immensa passione...
e poi quegli occhi profondi, spirituali, che si immaginavano
azzurri, ma sembravano molto più scuri sotto le ciglia straordinariamente
lunghe. La
sua era una bellezza di tipo
particolare, diversa dai canoni di moda in quegli anni: fisico alto
con spalle larghe, seno piccolo, grandi mani e lunghi piedi, andatura
maschile. Kenneth
Tynan scrisse: «Quello che nelle altre donne uno vede quando è
ubriaco, nella Garbo lo vede quando è in sé».
Fu
chiamata "La Divina", "La Sfinge svedese", "Super
Svenska", "Mademoiselle
Hamlet" a sottolineare
il mistero che contraddistingueva la sua vita privata, difesa con
caparbietà fino alla fine. Questa sua riservatezza e la sua bellezza senza
tempo, fecero nascere la leggenda Garbo.
Di
temperamento schivo, rinchiusa nel suo mondo emotivo, non amava la
mondanità e non fu mai schiava dello star system hollywoodiano. Confessò ad un amico: " Io sono una creatura, tutto sommato, insignificante.
Non voglio troppa attenzione. Se a qualcuno piaccio, questo mi fa
piacere. Altrimenti mi dà fastidio. " Rilasciò rarissime interviste,
non partecipò mai ad una prima di un suo film, fuggì
dai fotografi e dai fans, di cui nemmeno apriva le lettere,
e rifiutò sempre di firmare autografi. “Se la mia infanzia sia stata felice,
– confessò
Greta – se da ragazza abbia fatto la serva,
se sia innamorata, e tutte le cose che si vogliono sapere da me, quale
differenza porterebbero nei personaggi che interpreto? Il pubblico
mi conosce dal mio lavoro. Che può interessare la mia vita privata?
Sono un essere umano come tutti gli altri, e voglio che qualche cosa
mi venga lasciata. Non intendo essere come un pesce in un acquario”. Nella
sua breve carriera interpretò
soprattutto ruoli di peccatrici, femmes fatales, mogli infedeli, prostitute
redente dall'amore ma destinate alla tragedia.
Disse
di lei Clarence Brown, il regista che la diresse in diversi film:
«Greta Garbo aveva qualcosa che nessun altro aveva sullo schermo.
Nessuno. Non so se ne fosse consapevole, ma era proprio così. E posso
spiegarlo in poche parole. Giravo una scena con lei e ottenevo un
risultato discreto. La rifacevo un tre-quattro volte: veniva discretamente,
ma io non ero mai soddisfatto per davvero. Quando però vedevo quella
stessa scena sullo schermo, c’era qualcosa che sul set mancava. La
Garbo nascondeva nello sguardo qualcosa che non si riusciva a vedere
finché non lo si riprendeva in primo piano. Si poteva vedere il suo
pensiero. Se doveva guardare una persona con gelosia, ed un’altra
con amore, non doveva cambiare espressione. Si poteva cogliere il
cambiamento nei suoi occhi mentre spostava lo sguardo da una persona
all’altra. Nessun altro è mai stato capace di farlo sullo schermo.
La Garbo lo era e senza neanche la padronanza della lingua inglese...
Era una persona timida: le sue difficoltà con l’inglese le procuravano
un leggero complesso d’inferiorità. Io la dirigevo molto pacatamente.
Non mi rivolgevo a lei se non con dei sussurri. Nessuno sul set ha
mai saputo cosa le dicessi e lei ne era contenta. Odiava provare.
Non siamo mai riusciti a farle vedere i giornalieri e non credo che
abbia mai visto un suo film se non molti anni dopo … Tuttavia, prendeva
seriamente il suo lavoro. Arrivava sul set alle nove, truccata e pronta
per girare. Lavorava sodo. Alle cinque e mezzo-sei, quando finiva
la giornata di lavoro, chiudeva veramente con tutto. Sul set c’era
sempre un segnale: la sua cameriera arrivava e le porgeva un bicchiere
d’acqua. Allora lei augurava la buonasera e se ne andava a casa. Fuori
dallo studio voleva che la sua vita restasse affar suo. Non riteneva
che la sua privacy appartenesse al pubblico. Diceva: “Do tutto quello
che ho sullo schermo, perché devono invadere la mia privacy?”»
Garbo
aveva imparato con Stiller a tenere il set protetto, a difenderlo
dal voyeurismo e dall'invadenza: quando lei recitava Stiller allontanava
tutti, tranne l'operatore e gli attori che dovevano partecipare alla
scena e faceva recintare il set con una tenda scura. Garbo pretese
queste misure di protezione anche a Hollywood e nemmeno i grandi nomi
o i grandi capi della produzione erano ammessi nel set.
Appena la Garbo si accorgeva che qualche estraneo la guardava,
smetteva di recitare e si rifugiava nel camerino.
"Se mi sento osservata - disse nell'intervista
concessa a Rilla Page Palborg nel 1928- mi sembra di essere una
sciocca che fa le smorfie davanti all'obiettivo e viene distrutta
ogni illusione, si rompe l'incantesimo della scena che sto vivendo"
Verso
i compagni di lavoro e l'equipe dei tecnici era comunque molto affabile e tutti ne apprezzavano il profondo
lato umano.
Infanzia
e gioventù (1905-1921)
Greta
Lovisa Gustafsson nacque al Sodra Maternity Hospital di Stoccolma
il 18 settembre 1905, da una famiglia modestissima. Il
padre Karl Alfred era un ex contadino inurbato che aveva accettato
lavori umili: era stato aiutante in una macelleria e spazzino. La
madre Anna Lovisa faceva le pulizie. La coppia aveva altri due
figli, Sven e Alva. Vivevano in un piccolo appartamento di tre stanze
senza acqua calda in un palazzo che oggi non esiste più, nel quartiere
operaio di Södermalm. Greta
era una bambina timida e sognatrice. Il suo gioco preferito era dipingersi
il volto con gli acquerelli, indossare abiti vecchi e immaginare drammi
e commedie. A sei, sette anni
aveva l'abitudine di sostare davanti all'uscita secondaria dei teatri
per ascoltare gli attori recitare e,
appena tredicenne,
creò con alcune amiche l' "Attic theatre". Nell'inverno
del 1919 l'epidemia di "spagnola" fece migliaia di vittime
in tutta Europa e anche Karl Alfred si ammalò.
La famiglia si trovò in gravi difficoltà economiche e Greta
smise di studiare. Trovò il
suo primo lavoro presso un barbiere come tvålflicka:
doveva pulire forbici e rasoi e insaponare i clienti in attesa
della rasatura.
Nel
maggio del 1920 Greta accompagnò in ospedale il padre, quasi morente,
per ricoverarlo. Qui fu costretta ad attendere a lungo in piedi e
a sottostare ad una serie estenuante di domande e di controlli, al
fine di accertare che la famiglia fosse in grado di pagare la degenza.
Più
tardi confesserà: "Da quel momento decisi che dovevo guadagnare
tanti soldi da non dover mai più essere sottoposta a una umiliazione
simile". Dopo la morte del padre, Greta presentò
domanda d'impiego alla direzione dei grandi magazzini PUB.
Fu assunta nel luglio del 1920, prima come fattorina, poi come commessa
al reparto modisteria.
Greta
era alta e florida, aveva una bellezza ancora acerba, che tuttavia
non passava inosservata. Dovendo
preparare il catalogo dei grandi magazzini, il direttore della pubblicità
del PUB invitò Greta a posare come modella per la presentazione di
alcuni cappelli e poco tempo dopo, Greta ottenne una piccola parte
nello spot intitolato "Come non ci si deve vestire",
girato da Ragnar (Lasse) Ring sempre per i PUB.
Dopo altre piccole apparizioni in short pubblicitari il regista
Eric Petscher le offrì, nel 1922, una una modesta parte di "bellezza al
bagno" nel film "Peter il vagabondo", così Greta rinunciò all’impiego per “entrare nel cinema".
Consigliata dallo stesso Petscher, Greta superò il difficile test
di ingresso per ottenere uno dei posti gratuiti come allieva all’Accademia
d’Arte Drammatica di Stoccolma. Gli
studenti partecipavano anche a piccole produzioni teatrali e Greta
fece il suo debutto sul palcoscenico del Dramaten
(il prestigioso Kungliga Dramatiska Teatern) in una commedia intitolata The Adventure. Aveva una sola
battuta! All’Accademia
nacquero la sua amicizia con Mimi Pollak ed il rapporto più importante
della sua vita, quello con Mauritz Stiller, grazie al quale approdò
a Hollywood.
Il
debutto nel cinema
Dopo
il primo semestre all’Accademia, Greta fu scelta per un provino con
Mauritz Stiller, il più geniale e famoso regista svedese dell'epoca,
il quale stava preparando il film "La Saga di Gösta Berlings",
tratto dall'omonimo romanzo di Selma
Lagerlöf. Questo incontro cambiò totalmente il corso della sua vita.
Personaggio
eccentrico, trasgressivo e autoritario, probabilmente omosessuale, Stiller intravide
in quella goffa ragazza dalle forme abbondanti, la qualità della diva.
Egli esercitò sulla giovane attrice una profonda influenza al punto da plasmarne il carattere, rendendola
insicura e ancor più introversa. Disse di lei: "Non trattatela
come una creatura umana, non lo è, trattatela come plastilina".
Stiller fu maestro, mentore e forse amante;
le insegnò a muoversi, a recitare.
Le impose di perdere dieci chili e le cambiò il cognome, da
Gustafsson, alquanto comune in Svezia, nel più esotico Garbo, un nome
d'arte "moderno, elegante, breve, internazionale", ispirandosi
forse al re ungherese del secolo XVII Bethlen Gabor.
Dopo
la prima di Stoccolma, "La Saga di Gosta Berling" venne
presentato a Berlino, dove raccolse unanimi consensi al punto che
la Trianon offrì a Stiller il finanziamento del film successivo, "L'odalisca
di Smirne", che doveva essere girato a Istanbul. Garbo, Stiller e la troupe partirono per la
Turchia , ma la Trianon fallì. Ritornati
a Berlino, il regista Georg Wilhelm Pabst volle Greta nel suo
film "La via senza gioia". Il
film all'epoca venne ritenuto scandaloso e fu sforbiciato dalla censura,
ma diventò uno dei classici del cinema ed attirò sulla coppia Stiller-Garbo
l'interesse di Louis B. Mayer, il potente boss della Metro Goldwyn
Mayer, giunto in Europa alla ricerca di nuovi talenti. Il regista
e l'attrice furono chiamati ad Hollywood a lavorare per la MGM. Nel
luglio del 1925 Stiller e Garbo sbarcarono
a New York, dove rimasero due mesi in attesa di partire per
Hollywood, praticamente dimenticati da Mayer. La mancata conoscenza
dell'inglese li isolò dalla gente e quelle settimane frustranti furono
ricordate da Greta come uno dei momenti più tristi della sua vita.
L'unico fatto positivo accaduto in quel
periodo fu un servizio fotografico realizzato da Arnold Genthe,
che metteva in luce la sensualità e la spiritualità di quello straordinario
volto. Dopo che il servizio fotografico fu pubblicato
con grande evidenza su Vanity Fair, la Metrò diede i primi
segni di vita. A
settembre finalmente Stiller e Garbo arrivarono a Los Angeles, accolti
dalla colonia svedese. Greta sbalordì
tutti per la sua goffaggine e per l'abbigliamento trasandato, ben
diverso da quello delle dive hollywoodiane. La
Mgm le impose un ulteriore dimagrimento obbligandola a diete ferree,
a lezioni di inglese e di portamento per raffinarla, per farla diventare
una diva.
Gli
anni hollywoodiani (1925-1941)
La
carriera hollywoodiana della Garbo durò quindici anni durante i quali
girò 24 film per la M.G.M., diventando l'attrice più pagata di Hollywood:
250mila dollari a film, una somma enorme per l'epoca. I
primi film girati da Garbo in America furono "Il torrente" (1926) e "La tentatrice". Di quest'ultimo Greta scrisse
in una lettera: "Tutto è terribile: la storia, la Garbo, tutto. Non è un' esagerazione:
sono imperdonabile" Il
regista avrebbe dovuto essere Stiller, ma Mayer fece di tutto per
rendergli la vita difficile e alla fine Stiller passò alla Paramount,
per poi tornare definitivamente in Svezia, dove morì nel 1928. Quando
a Greta giunse la notizia che il regista era morto, fu come se le
venisse a mancare di colpo una parte fondamentale della sua vita e
della sua personalità. A detta di molti biografi questo trauma ebbe
un peso determinante per tutto lo sviluppo successivo della personalità
dell'attrice.
Nel
film "La
carne e il diavolo"
(1927) Garbo interpretò di
nuovo la parte di vamp, ruolo che detestava: "Le vamp mi hanno sempre fatto ridere, l'idea che possano
considerarmi una vamp mi fa ridere ancora di più". Il suo ruolo è quello di una donna cinica e sensuale che non esita
a far divampare tra due amici fraterni un odio mortale. Il film sfidò
la censura del tempo con diverse scene per l’epoca audaci come quella,
da molti considerata sacrilega, in cui la Garbo fa ruotare il calice
che le porge il sacerdote, per appoggiare le labbra proprio dove le
aveva messe il suo amante. "La
carne e il diavolo" fu il primo vero grande successo popolare di
Garbo, anche per la risonanza data dalla stampa rosa alla sua relazione
con l'attore americano John Gilbert, con cui
formò la coppia cinematografica più ammirata del muto. In seguito i due recitarono insieme in altri tre film: "Love", un rifacimento moderno di Anna
Karenina (1927), "Destino" (1929) e "La regina Cristina" (1933). Durante
la lavorazione di "La carne e il diavolo" iniziarono dunque a circolare voci di un flirt tra i due attori. A quell’epoca Gilbert aveva ventinove anni
– otto più della Garbo – e due matrimoni alle spalle. "È
un attore così squisito,” diceva la Garbo,
“mi solleva e mi porta via con sé. Non sto più semplicemente recitando
una scena, la sto vivendo... È così vitale, così vivace, così acceso!
Tutte le mattine, alle nove in punto, si cominciava a lavorare insieme,
ed era così cortese che mi sentivo meglio, sentivo un po’ più amica
quella terra straniera”. Fu
una relazione sentimentale breve e tormentata. Gilbert chiese più
volte alla Garbo di sposarlo, per due volte riuscì a portarla fin
quasi all'altare, ma all'ultimo momento lei cambiò idea. Dopo un'
ennesima discussione si lasciarono e Gilbert sposò l'attrice Ina Claire,
da cui presto divorziò. Con l'avvento del sonoro la carriera di Gilbert
declinò rapidamente; a nulla valse l'aiuto della Garbo che lo pretese
come partner in "La regina Cristina", sfidando Mayer. Gilbert trovò
rifugio nell'alcool e morì a soli trentasei anni, a causa di un infarto,
mentre era con Marlene Dietrich, tra le cui braccia aveva cercato
conforto. La
storia d'amore tra Garbo e Gilbert è stata raccontata nel musical
"Hollywood, ritratto di un divo", interpretato da massimo Ranieri
con la regia di Patroni Griffi. Sul
set di "Donna
che ama"
(1928), Garbo incontrò il costumista Adrian, con cui sviluppò un importante
sodalizio professionale. I suoi magnifici abiti insieme alle luci
di Williams Daniels e alle fantastiche foto di Clarence Sinclair Bull,
contribuirono a creare la sua immagine di star.
"Garbo talks!" ("Garbo parla!") fu
lo slogan con cui fu lanciato il primo film sonoro di Garbo, "Anna Christie" (1930), tratto da un dramma
di Eugene O'Neill. Del film fu girata anche una versione in tedesco,
lingua che Garbo parlava con più facilità, diretta da Jacques Feyder
e con un cast differente. Nel film Garbo interpreta un'ex prostituta
che torna dal padre, un vecchio marinaio che vive su una chiatta che
trasporta carbone, e s'innamora di un giovane naufrago, il quale,
non conoscendo il suo passato, vorrebbe sposarla. Garbo pronuncia
le sue prime parole sullo schermo quasi mezz'ora dopo l'inizio del
film, quando entrando nello squallido bar del porto dice al barista:
"Gif me a viskey, ginger ale on the
side, and don't be stingy, baby" ("dammi un whisky, ginger ale a parte, e non essere tirchio,
baby").
Finalmente il pubblico poté udire la sua voce da contralto, calda, bassa e sensuale, modulata con sapienza. Disse
Tina Lattanzi, la più famosa doppiatrice
della Garbo, "Aveva una voce profonda, grave con qualcosa di lontano, di nostalgico,
ed era questa intonazione che mi sforzavo di imitare. Era una voce
morbida e velata, evocatrice. Una voce duttile, che lei sapeva modulare
in molte tonalità, a cui sapeva dare accenti duri e aspri nelle scene
in cui si incolleriva, così come diventava freddo e implacabile il
suo sguardo. Quando rideva, ma era raro, la voce diventava di gola,
come sfocata e si perdeva. Era impossibile imitare quella risata…" Con
questo film l'attrice ottenne la prima nomination al premio Oscar
(le altre furono per "Romanzo", "Margherita Gauthier"e
per "Ninotchka") che però vinse soltanto nel 1954 ad honorem.
Consacrata
diva a livello internazionale, Greta trionfò nei film successivi,
anche se i ruoli che le venivano proposti erano sempre gli stessi:
seduttrice fatale destinata al sacrificio e ad una tragica fine. Proprio
in questo periodo, Garbo cominciò a manifestare apertamente la propria
insoddisfazione nei confronti di parti che non la interessavano affatto.
Ad un amico dichiarò di sentirsi morta da molti anni. Nel
frattempo nella sua vita erano entrate due donne, la polacca Salka
Viertel, una colta ed esperta attrice
e sceneggiatrice che firmò molti copioni dei film di Greta e la scrittrice
statunitense, di origini spagnole, Mercedes de Acosta. La
casa di Salomé "Salka" Steuermann
e del marito, il compositore Berthold Viertel, fu uno dei luoghi
di incontro degli intellettuali europei, soprattutto dopo l'avvento
del nazismo. Greta poté così conoscere personaggi del calibro di Stravinsky,
Schoenberg, Rubinstein, M. Reinhardt, Eisenstein,
Brecht, Thomas Mann, Aldous Huxley, etc. Salka fu la confidente e la consigliera di Greta.
Il loro legame, sia pure con lunghi periodi di lontananza e di silenzio,
durò fino alla morte di Salka, avvenuta nel
1978. Mercedes
de Acosta era una celebrità mondana, dichiaratamente lesbica, che
sosteneva di “poter sottrarre qualunque donna a qualunque uomo“. La sua "amicizia" con
Garbo fu molto chiacchierata e durò per decenni, interrompendosi soltanto
nel 1960, quando Mercedes, a corto di soldi, scrisse l'autobiografia
"Here lies the heart" (Qui giace il cuore), citandola e inserendo alcune foto
private di Garbo in shorts a seno nudo, scattate dalla de Acosta stessa
durante una vacanza in Sierra Nevada. Greta non le parlò mai più.
Il
1932 fu un anno ricco di soddisfazioni professionali. Garbo recitò
la parte di spia nel famoso "Mata
Hari".
Ispirato a un personaggio realmente esistito, è uno dei film che più
hanno contribuito al mito di Garbo, grazie anche agli incredibili
costumi creati da Adrian. Fu poi la volta del celeberrimo "Grand Hotel" , tratto da una commedia di Vicky Baum, dove varie storie si intrecciano in un albergo di
Berlino. Fu il primo "all star movie" in assoluto, infatti
la MGM mise insieme ben sette
star, tra cui i fratelli John e Lionel Barrymore, Wallace Beery e
Joan Crawford. Il ruolo di Garbo è quello della ballerina russa Grusinskaja,
eccentrica diva con la paura d'invecchiare, che si innamora
dello spiantato barone von Geigern,
ridotto a fare il ladro d’albergo. In questo film
Garbo pronunciò la sua frase più citata in assoluto, «I want to be alone». Il film successivo, "Come tu mi vuoi", è tratto dall'omonima opera
teatrale di Luigi Pirandello. Garbo
comparve, per l'occasione, in una insolita versione biondo platino.
Zara, Il suo personaggio, è una cantante, succube di un romanziere
perverso interpretato da Erich Von Stroheim, che si suppone possa
essere in realtà la contessa Maria Varelli, misteriosamente scomparsa
durante la guerra. In
coincidenza della scadenza del contratto che legava Garbo alla MGM,
circolavano voci che l'attrice volesse abbandonare il cinema e infatti
nel luglio del 1932 Garbo partì per uno dei suoi viaggi in Svezia
dove vivevano ancora la madre e il fratello. La sorella Alva era morta
anni prima, ancora giovanissima. Garbo aveva con sé in valigia una
biografia della Regina Cristina, prestata da Salka. Greta
rimase in Europa otto mesi, nel frattempo raccolse documenti e notizie
su Cristina, disegnò alcuni bozzetti di costumi e si entusiasmò dell'idea
di fare un film su di lei; scrisse alla Metro dicendo di essere disposta
a firmare un nuovo contratto a patto di poter interpretare un film
sulla regina Cristina. Ritornò ad Hollywood solo dopo aver ottenuto
un nuovo contratto il quale le consentiva di avere il controllo dei
film da interpretare, di scegliere cioè
il soggetto, gli sceneggiatori, il regista e gli interpreti
principali e le date di lavorazione. Seppur
storicamente inattendibile, il film
"La
regina Cristina"
(1933) è una delle migliori interpretazioni della Divina. Salka Viertel
curò la sceneggiatura di e vi inserì monologhi e dialoghi direttamente
presi dalla vita quotidiana della Garbo, frasi che lei ripeteva spesso,
come "Sono stanca di essere un simbolo, un'astrazione,
di non poter avere desideri, sentimenti, emozioni come quelli di tutti". Incredibilmente c'erano molte analogie nelle
vite delle due donne. Come Cristina, la Garbo era svedese, autoritaria
e pacifista. Entrambe di aspetto
androgino, rifiutarono il matrimonio, decise a rimanere “scapolo”
(e non zitella, come usava dire la Garbo, e come poi dirà nel film
anche il suo personaggio). Entrambe si esiliarono ancora giovani dal
trono a cui erano assurte". Il film mostra inoltre uno dei primi
baci sulla bocca tra due donne della storia di Hollywood, quello che
l’attrice svedese dà alla sua dama di compagnia Ebba. A
dirigere il film fu chiamato Rouben Mamoulian (col quale l'attrice
ebbe un breve flirt) e per il ruolo di Don Antonio Garbo impose il
suo vecchio amore John Gilbert, rifiutando Laurence Olivier. Il film ottenne ottime critiche ma non fu un successo commerciale; Greta
non era soddisfatta e scrisse agli amici in Svezia "Ho voluto mettere più Svezia possibile
in questo film, ma a Hollywood tutto si riduce a un orribile compromesso.
Non c'è tempo per l'arte. E' tutta una questione di box-office, come
lo chiamano loro" La
più famosa scena del film, quella in cui la Garbo, come in stato d'ipnosi,
«memorizza», toccando tutti gli oggetti, la camera da letto in cui
ha fatto l'amore, è stata citata da Bertolucci nel film "The dreamers" . Eva Green sussurra, con un
improbabile accento svedese e replicando
le movenze di Garbo, "Imprimo questa stanza nella mia
mente. In futuro vi trascorrerò molto tempo, nei miei pensieri" L'anno
successivo Garbo interpretò "Il Velo Dipinto" un
melodramma esotico tratto dall'omonimo romanzo di W. Somerset Maugham,
che si rivelò un passo falso. Seguirono alcuni ruoli fra i più belli della sua carriera: Anna
Karenina, Margherita Gauthier e Ninotchka. "Anna
Karenina"
fu girato nel 1935 e premiato alla mostra del cinema di Venezia. Garbo
fu proclamata miglior attrice dalla critica newyorchese. Il ruolo fu fortemente voluto dall'attrice,
che lo preferì a quello più moderno dell'ereditiera di Dark Victory (Tramonto) offertale insistentemente da David O. Selznick e
in seguito interpretato da Bette Davis. Indimenticabili due
riprese del volto della Garbo, all'inizio del film quando il suo viso
appare dal fumo della locomotiva e, alla fine quando, disperata, sta
per gettarsi sotto il treno. Dopo
un'altra vacanza in Svezia e seri problemi di salute, Garbo tornò a Hollywood per girare "Margherita
Gauthier"
(Camille, 1936), il film dove raggiunse l'apice della sua recitazione.
Tratto dal romanzo “La
dame aux camèlias”(1848) di Alexandre Dumas figlio, (al quale
si ispirò Giuseppe Verdi per la sua Traviata) il film, diretto
da George Cukor, racconta
l'amore infelice tra Margherita Gautier, una mantenuta abituata a
vivere nel lusso, che si innamora
del giovane di buona famiglia Armando Duval, interpretato da
Robert Taylor. Quando il padre di lui si oppone alla
relazione e la supplica di lasciarlo, lei si sacrifica per amore del
giovane. Ben presto Margherita viene
minata dalla tisi e quando arriverà di nuovo il momento di ricongiungersi
per i due sarà troppo tardi. Per questo ruolo Garbo ricevette dal re di Svezia il premio "Litteris et Artibus" (conferito in precedenza solo
a scrittori, pittori o musicisti). Più
tiepida fu l'accoglienza, l'anno successivo, di "Maria Walewska". Il film narra la storia, fortemente
romanzata, della passione travolgente tra Napoleone (Charles Boyer)
e una nobile polacca, che aveva incontrato l' imperatore per chiedere
l' indipendenza del proprio Paese e ne era poi diventata l' amante
e gli aveva dato un figlio. Nel
marzo del 1938 Garbo arrivò in Italia,
dove trascorse una vacanza a Ravello, in compagnia del celebre
direttore d'orchestra Leopold Stokowski. I due si erano conosciuti
un anno prima, ad Hollywood, durante una festa. La coppia alloggiò
nella splendida Villa Cimbrone. I primi giorni trascorsero felici,
tra escursioni lungo la Costiera, passeggiate per i vicoli del paese,
romantiche cene all'hotel Caruso. Poi la stampa iniziò a pedinarli
al punto che Garbo decise di concedere un'intervista. La
prima domanda rivolta alla Garbo fu: "Vuole sposare il maestro
". Garbo rispose: "Ci sono persone che desiderano
sposarsi e altre no. Io sono fra queste. Il signor Stokowski è un
amico che mi ha offerto di fare un viaggio con lui per vedere dei
luoghi bellissimi. E aggiungo che è crudele perseguitare la gente
come fate voi". Il
loro viaggio proseguì in Nordafrica e poi in Svezia, prima di essere
interrotto bruscamente a causa di un'improvvisa partenza del maestro
per New York. Pare, infatti, che, durante l'ennesima dichiarazione
alla stampa, Stokowski avesse parlato di un loro imminente matrimonio.
Per tutta risposta Greta Garbo decise di non vederlo mai più.
Dopo
tanti melodrammi la Garbo sentì il bisogno di rinnovarsi e chiese
ripetutamente di poter interpretare una commedia. Finalmente nel 1939
girò il suo primo film brillante, "Ninotchka", una frizzante presa in giro
dell'Unione Sovietica. "Avremmo fatto meglio a prendere in giro la Germania nazista", commentò in seguito la Garbo.
Scritto da Billy Wilder e diretto da Ernst Lubitsch, il
film fu lanciato con lo slogan "La Garbo ride!" Il
film ricevette quattro nomination all'Oscar (non vincendone però nessuno):
miglior film, miglior attrice protagonista, miglior sceneggiatura
originale e miglior soggetto. Nel
film la Garbo è una integerrima funzionaria del partito comunista
russo che, mandata in missione a Parigi i per per controllare l'operato
di tre "compagni" intenti a recuperare preziosi gioielli,
si innamora del conte playboy Leon (Melvyn Douglas) e si lascia conquistare
dai piaceri della vita occidentale. "Ninotchka" fu visto in Italia solo nel
dopoguerra (a causa dell'embargo decretato dal regime fascista nei
confronti del cinema americano) e venne proiettato durante la campagna
elettorale del ’48. I comunisti fecero di tutto per impedirne la distribuzione.
Dopo le elezioni, divenne famosa la frase pronunciata da un operaio:
"Abbiamo perso per colpa di Ninotchka
".
Allo
scoppio della guerra, con la chiusura dei mercati europei, la MGM decise di rinnovare l'immagine
della Garbo, per renderla più adatta al gusto del pubblico statunitense.
Le fu affidato il ruolo di una sportiva donna americana che, per riconquistare
l'interesse del marito, si finge la spregiudicata sorella gemella.
Il film, intitolato "Non tradirmi con me" (1941), fu violentemente
attaccato della Legion of Decency e accusato di immoralità dal cardinale
Spellman, arcivescovo di New York. Il film si rivelò un tonfo per
la carriera della diva. Un altro elemento da considerare erano anche
i cattivi rapporti che sempre la Garbo ebbe con Mayer, il potente
tycoon della Metro. I produttori colsero al volo l’occasione del flop
per ostacolare la carriera della diva, sopportata fino a quel momento
solo per il suo enorme potere di far cassa. Garbo
rimase molto turbata e dichiarò "Mi hanno scavato la fossa". Decise di non recitare per un po', di prendersi
una pausa di riflessione, ma l'anno sabbatico si prolungò e Greta,
per paura di ricadere in un errore,
iniziò a rifiutare copioni su copioni. Nel 1942 firmò un contratto
con la MGM per il film "The Girl from Leningrad", che non fu mai girato. Avrebbe dovuto interpretare una combattente
della Resistenza russa. La Garbo fu molto criticata per non aver collaborato
con gli Alleati durante la Seconda guerra mondiale, ma in seguito
si scoprì che aveva aiutato la Gran Bretagna identificando a Stoccolma
influenti simpatizzanti del nazismo, fornendo contatti e portando
messaggi per gli agenti britannici.
L'auto
esilio
(1942-1990)
In
seguito in molti tentarono di riportarla al cinema, offrendole ruoli
importantissimi, specie in Europa. Ci riuscì quasi Max Ophuls nel
1949, con un film tratto da 'La duchessa di Langeais' di Balzac. Il film si sarebbe dovuto
girare tra Roma e Parigi e Angelo
Rizzoli, che era uno dei finanziatori,
pretese dalla Garbo un provino, recentemente ritrovato. Garbo dimostrò
una professionalità assoluta e si sottopose al test come una qualsiasi debuttante. Nei 18 minuti di ripresa
muta e in bianco e nero, Garbo prima fa il broncio, poi scoppia a ridere, si arruffa i capelli
e se li butta sugli occhi, scherza con il soffio del ventilatore che
la spettina ancora di più e chiede una sigaretta al cameraman Jimmie
Wong. Le riprese vennero fissate per l'inizio dell'estate in Italia
e nell'attesa Greta trascorse alcune settimane a Roma. Il progetto
saltò perché non si trovarono i fondi, la Garbo stessa fu mal consigliata,
ci furono malintesi, dilettantismo e pettegolezzi che la ferirono
molto. Non accettò mai più alcuna offerta dal cinema, disse no a anche
a Strehler, che la voleva sul set nel ruolo della Duse, e a Luchino
Visconti, che neI1975 le chiese di recitare la parte della Regina
di Napoli in un film tratto dalla Recherche di Proust. Negli
anni Quaranta Garbo si trasferì a New York, al Ritz Tower e poi in
un lussuoso appartamento nell’elegante quartiere dell’Est Side, a
Manhattan. Sette camere piene di mobili antichi, pezzi d’arte e quadri
d’autore, dove visse fino alla morte. Il
9 febbraio del 1951 diventò cittadina statunitense. Garbo
passava il tempo gironzolando
tra botteghe di rigattieri e gallerie d’arte, facendo lunghe passeggiate,
e sebbene amasse molto muoversi da sola, aveva anche una serie di
“accompagnatori“ che si sono avvicendati negli anni tra i quali Sam Green e Raymond Daum. Amava andare a teatro,
alle matinée, perché andava a dormire molto presto. Si
legò (o si illuse di potersi legare) ad altri uomini, passando da
un “amore impossibile” all’altro. Cecil Beaton, il famoso “fotografo
delle regine” provò una tale passione per Garbo da chiederle di sposarlo,
ma rifiutato si vendicò pubblicando nel '71 il suoi diari, ricchi
di dettagli intimi. In essi Beaton sostenne di aver avuto un interludio
sessuale con Greta negli anni '40. Gay dichiarato, giustificò quella
sua trasgressione definendo Garbo “metà ragazzo e metà donna”. George Schlee, un uomo d’affari
d’origine russa, marito della
celebre sarta newyorchese Valentina, amica di Greta, fece copia fissa
con Garbo per molti anni, trascorrendo insieme a lei lunghi periodi
sulla Costa Azzurra. Garbo
non era affatto un eremita, come tanti pensano. Si è scritto molto
sul suo isolamento negli anni in cui si ritirò a vita privata. Si dice che non volesse che nessuno la vedesse
invecchiare. In realtà viaggiava molto, tra l’America e l’Europa,
sotto nomi falsi (Harriet Brown per esempio),
il capo coperto da un cappello a larghe tese che le copriva
il volto ed enormi occhiali scuri, sempre inseguita dai paparazzi.
I suoi amici erano individui ricchissimi ed influenti del jet-set
(come la baronessa Cécile de de Rothschild, i Bernadotte, Sam Spiegel, Onassis, Gore Vidal) che con i loro yacht, aerei privati, ville
super protette e miliardi potevano garantirle la massima privacy.
Garbo amava
l'Italia e trascorse molto tempo a Taormina, ospite di Gaylord Hauser,
il dietologo delle dive hollywoodiane. Garbo era legata a Hauser da uno strano e ambiguo rapporto poiché
Gayelord era notoriamente omosessuale e lei, a quanto si dice, “assolutamente
incapace di amare un uomo”. Ha
raccontato Giovanni Panarello, antiquario taorminese amico di Hauser:
"Greta veniva qui quasi tutte le estati. Aveva scoperto questo
posto grazie al dott. Hauser che era il suo dietologo e che lei seguiva
pedissequamente. Raramente usciva. Era stata da me a Taormina, poi
era scesa giù, a Letojanni. Le piaceva il mare. E trascorreva le sue
giornate tra la villa e il mare dove aveva pure fatto amicizia con
alcuni pescatori che le davano spiegazioni sulla pesca e sui pesci.
Non mangiava molto e a tavola non si toglieva quel cappello a larga
tesa che le oscurava mezzo volto. Veniva molto volentieri da queste
nostre parti, abitava in famiglia, possiamo dire, ma manteneva un
distacco aristocratico da tutto e da tutti. Parlava poco, non frequentava
nessuno. Era felice, se si può usare questo termine che forse è un
eufemismo, di tornare tra noi, malgrado un velo di malinconia affiorasse
sempre nel suo magico sguardo".
Si
dice che Garbo fosse incline alla depressione cronica; passò molti
anni a combatterla attraverso la filosofia Orientale e ad un regime
alimentare salutista. Comunque non rinunciò mai a fumare e ai cocktail.
Nel 1984 fu operata per un tumore al seno. Nell'estate del 1988, mentre
era in vacanza a Kloster, ebbe un lieve infarto. Tornata a New York,
le sue condizioni di salute peggiorarono e l'anno successivo dovette
sottoporsi alla dialisi tre volte a settimana, poiché soffriva di una
grave insufficienza renale. Negli ultimi sei mesi di vita Garbo vide
solo il medico, qualche amico intimo e sua
nipote Gray Reisfield (figlia del fratello Sven) che viveva
nel New Jersey. L'11 aprile 1990 fu ricoverata al New York Hospital
dove morì quattro giorni dopo, la mattina di Pasqua, per una polmonite.
Aveva 84 anni. Le erano accanto i familiari. " La mia è stata una vita meravigliosa", avrebbe detto l' attrice, prima di morire. Dopo
il rito funebre celebrato a New York alla presenza di pochi intimi,
Garbo venne cremata L'urna
contenente le ceneri rimase per nove anni presso un'agenzia funebre,
in attesa che Grey decidesse il luogo della sepoltura. Il 16 giugno
1999 le sue ceneri vennero finalmente sepolte a Stoccolma, nel cimitero
Skogskyrkogården (il Cimitero del Bosco).
La
Garbo donna
“Per conoscere Greta bisogna conoscere
il Nord. Perché non puoi che definire nordico il suo carattere introverso.
Per conoscerla bisogna conoscere, ma profondamente, vento, pioggia
e oscuri meditabondi cieli“.
Così Mercedes de Acosta descrisse la divina. Com'era
dunque Garbo fuori dallo schermo? Nella vita di tutti i giorni Greta
era una donna piena di contraddizioni: timida e dispotica, spaurita
e temeraria, insicura, influenzabile ma anche risoluta e testarda,
che soffriva per la fragilità dei propri sentimenti. In lei c'era il duplice aspetto di dominatrice e dominata,
sadismo e masochismo relazionale.
Scrisse Cecil Beaton: "Non
s'interessa di niente e di nessuno in particolare, e diventa scorbutica
ed egoista come un'invalida, assolutamente incapace di scomodarsi
per chicchessia. Sarebbe una compagna asfissiante, querula e piena
di tragici rimpianti. E' superstiziosa, sospettosa, e non sa cosa
significhi amicizia. E' incapace d'amare." Diversa la descrizione che
fecero di lei alcuni amici come Salka Viertel: "E' intelligente, semplice, senza pose
e possiede un gran senso dell'umorismo (...) ciò che ha affascinato me e Berthold è stata la sua educazione, la
sua cortesia e grande sensibilità" e Raymond Daun: "Era una donna molto intelligente, sensibile,
generosa, con un raffinato senso dell'umorismo". Raccontò Federico Zeri che
Garbo faceva imitazioni perfette delle sue colleghe, la Dietrich per
esempio, che erano irresistibili. Greta era diversa
dalle altre donne. Non si sposò mai e in lei c'era un lato maschile
innato. Vestiva in maniera molto informale: pantaloni, giacche da uomo,
camicia e cravatta, scarpe maschili dal tacco basso. Quando Greta
e Mercedes de Acosta furono
fotografate sull'Hollywood Boulevard in pantaloni, scoppiò uno scandalo! Il suo fisico era femminile, eppure ambiguo. Parlava di se stessa in prima persona,
come se fosse un uomo ("Quando ero un giovanotto", "Oh, che uomo bizzarro
sono")
e i suoi amici più intimi in
privato la chiamavano Harry o Gurra, che era il diminutivo di Gustav.
Questa confusione di generi nei suoi discorsi e nel suo abbigliamento
alimentò voci di una presunta diversità sessuale, amplificata anche
dai numerosi ruoli maschili che avrebbe voluto interpretare: Amleto,
S. Francesco, Dorian Gray (con Marilyn Monroe nella parte di una ragazza
giovane sedotta da Dorian). L'attrice
non ammise mai pubblicamente di essere legata sentimentalmente a
qualcuno, alimentando così voci e pettegolezzi di ogni tipo; nemmeno
dopo la sua morte i biografi sono riusciti a dissipare o confermare
i dubbi che ancora circondano questi aspetti della sua vita. Secondo
Barry Paris, Garbo aveva una complessità biologica che la portava
ad essere "bisessuale con prevalenza lesbica, e sempre più asessuata col passare degli
anni"
. Sul piano delle relazioni sociali, Garbo si era sempre sentita più
a suo agio con le donne che con gli uomini.
Sembra che in anni recenti abbia detto ad un amico: “Le donne erano le mie vere amiche, le uniche di cui
io potessi avere fiducia e le
sole che io potessi amare. Se quello mi fa gay o lesbica, allora quello
è ciò che sono! Le donne sono più sensibili degli uomini.” Pare
certo che Garbo ebbe amanti uomini, (soprattutto gay o bisessuali)
e donne, secondo quanto si legge in autobiografie, ricordi e testimonianze
di personaggi come Zsa Zsa Gabor,
Elisabeth Bergner e Luise Brooks che hanno raccontato di certe
avances non equivocabili. La
fonte principale del presunto lesbismo di Garbo è costituita dalle
memorie di Mercedes de Acosta, ricca ereditiera ispano-americana che faceva parte della élite lesbo-chic di Hollywood, il cosiddetto
“Circolo del cucito” che comprendeva anche bisessuali come Marlene
Dietrich, Maria Huxley, Tallulah Bankhead
e Salka Viertel. Negli ambienti lesbici Mercedes si vantava
delle sue relazioni con la Garbo e con la Dietrich. Non
è chiaro invece se Greta ricambiasse i sentimenti amorosi della Acosta; le due stavano insieme per lunghi periodi,
poi distanti per altri, a seconda del capriccio della Garbo "È una relazione a fasi alterne", scrisse un biografo, "in genere è Mercedes a inseguire l’oggetto
dei suoi desideri, ma quando è lei a prendere una nuova sbandata è
la Garbo a rifarsi viva." Ha
scritto Hugo Vickers."La storia tra Greta e Mercedes e' incredibile. Tra le due ci sono battaglie
continue e a un certo punto la Garbo ha sbattuto la porta senza nemmeno
dirle ciao; Mercedes l' ha inseguita a New York, ma non e' riuscita
a farsi ricevere".
" "Mercedes
avrebbe accettato di fare la schiava della Garbo", Nel
1932 Mercedes conobbe Marlene Dietrich (la storica ‘rivale’ sullo
schermo- e non solo- della Garbo) ad un ricevimento. Mercedes si era
rifugiata piangendo nella cucina della casa,
perché - le disse - la Garbo la faceva soffrire. Marlene voleva
consolarla e la invitò a cena a casa sua. Dopo pochi giorni le scriveva
già lettere d'amore che cominciavano con "tesoro
mio", firmate con "Il principe bianco". La relazione durò un anno:
poi Marlene la lasciò, rifiutandosi anche di risponderle al telefono,
mentre Mercedes continuava ad insistere con lettere infuocate, rassicurandola
del suo amore. Nel
1944 la Garbo decise di interrompere
la burrascosa relazione, chiedendo alla de Acosta di smettere di inviarle
poesie e lettere dove le professava il suo amore. L'ultima poesia
conosciuta scritta dalla de Acosta per la Garbo risale a questo periodo.
Nel
decennale della morte della Divina, al "Rosenbach Museum and
Library" di Filadelfia, venne aperta una scatola contenente 55
lettere, 17 cartoline e 15 telegrammi
scambiati tra la Garbo e la de Acosta dal '31 al '59, e donate da quest'ultima al museo, a condizione che nessuno le leggesse
prima di dieci anni dalla morte di entrambe le donne. Gli eredi della
Garbo minacciarono denunce e la nipote della Divina, Gray Reisfield,
si riservò il diritto di autorizzare la pubblicazione delle lettere.
Le lettere in mostra poterono essere lette, ma non fotografate, né
fu consentito prendere appunti. Una
pronipote della Garbo, Gray Horan, dichiarò che molte persone attendevano
questo momento per stabilire se esse contenessero testimonianze del
presunto lesbismo della diva. Con soddisfazione comunicò che in nessuna
delle lettere esiste traccia di un simile comportamento. Quindi, ribadendo
ciò che lei aveva sempre sostenuto, affermò che l'interesse della
Divina era soltanto per gli uomini e che Garbo non ebbe mai rapporti
omosessuali. Certamente
i Reisfield non accolsero con gioia la pubblicazione del libro "The girls: Sappho goes to Hollywood", di Diana McLellan, (2000) contenente
i retroscena di un presunto amore segreto tra Marlene Dietrich
e Greta Garbo.
Garbo
e Dietrich condivisero, in tempi diversi, amanti ed amici, frequentarono
gli stessi ambienti, ma sostennero sempre di non essersi mai conosciute.
Le due dive non dovettero mai preoccuparsi che la stampa esponesse
le loro vite segrete. I giornalisti di allora rispettavano il codice
di silenzio che celava i loro legami. Negli anni '30 Vanity Fair fu
il giornale che osò di più pubblicando foto di Garbo e Dietrich fianco
a fianco col sottotitolo “Membri dello stesso club“ . Secondo
la McLellan, la relazione tra le due attrici prese il via nel ' 25,
sul set tedesco del film "La via senza gioia" di Pabst. La Dietrich "era una giovane madre 23enne, sessualmente vorace e
felice di 'guidare' Greta nel suo mondo fatto di locali gay e lesbo" poi "la Dietrich scoprì che Greta era di
vedute ristrette, ignorante e provinciale", scrisse la McLellan e "tra le due la rottura fu repentina
e traumatica tanto che, per un lungo periodo, le due non si rivolsero
più parola". La tesi sostenuta dall'autrice
è comunque frutto di congetture e non è sostenuta da nessuna prova
concreta. Nel 2003 fu pubblicata la biografia di Frank Sinatra, scritta
da George Jacobs, il cameriere e uomo di fiducia del celebre cantante.
Nel libro Jacobs racconta di aver sbirciato da dietro le tende un
incontro saffico tra Garbo e Dietrich, ormai cinquantenni, avvenuto
nella piscina della villa di Sinatra a Palm Spring. Nel 2005
fu pubblicato in Svezia "Bloody
Beloved Kid"
(Cara maledetta bambina) un romanzo di Tin Andersen Axell basato sul carteggio della «divina»
con Mimi Pollak, la sua compagna dell’Accademia d’arte drammatica
di Stoccolma. Le due si erano conosciute negli anni ’20 e il legame
non si spezzò mai, anche quando Mimi si sposò ed ebbe un figlio. Il
titolo del libro riprende le prime parole che la Garbo scrisse in
una lettera del 1924 a Mimi, nella quale poi affermava : "La
tua lettera ha prodotto una tempesta di passione in me".
Nelle lettere, scritte tra il 1923 e il 1984 in un linguaggio
sofisticato, Garbo scrive che pensa a Mimi ogni giorno, che la “ama in tutte le lingue” ed altre tenerezze simili, strapiene
di parole dolci, poetiche ed affettuose. Il figlio di Mimi ha commentato: "Che Garbo fosse attirata dalle donne
io non lo credo per un secondo. Le donne potevano dirsi queste cose
l'un l'altra. Mia mamma era sessualmente attratta dagli uomini."
Garbo
icona del mondo gay
In
occasione del centenario della nascita dell'attrice, Il Museo Gay
di Berlino (Shcwules Museum) ha dedicato una mostra alla Garbo, considerata
un’icona dalle lesbiche per il famoso bacio che diede alla sua dama
di compagnia nel film "La
regina Cristina",
oltre che per la voce roca e il fisico atletico.
Scrisse
Giovanbattista Brambilla sulla rivista Babilonia : "La Garbo ebbe legami con tutti i gay
dell'alta società artistica, nobiliare e finanziaria; basti citare
le sue intime amicizie con Cecil Beaton, Lord Mountbatten, Noel Coward,
Ivor Novello e molti altri. (...) La fortuna della Garbo-attrice stava
nella magia del suo sguardo che riusciva a trasmettere un misto di
dramma e voluttà, ambiguità che Bela Balazs chiamò beauté de la suffrance:
un incrocio tra la femme fatal peccaminosa e la vergine innocente
predisposta al sacrificio. Non c'è da stupirsi, perciò, se questo
dualismo tra istinto e predestinazione l'hanno fatta eleggere "imperatrice
monaca" della "cultura camp", perché in essa l'omosessuale
riconosce le pulsioni avverse tra peccato e rassegnazione al peccato,
che sono a fondamento del senso di colpa imposto dalla morale comune
ai gay. Tutti i film della Garbo, studiati appositamente sulla personalità
della diva, compongono un itinerario sentimentale sempre identico
per intenzione e finalità, drammi seriali di cui gli occhi degli spettatori
vogliono nutrirsi, godere e poi redimersi. Ogni pellicola mostra la
caduta e la resurrezione di un angelo, dannato perché volle farsi
donna e poi redento per la volontaria rinuncia alla felicità terrena.
Un rito, dunque, in cui il gay-vittima s'identifica nelle componenti
tardo-romantiche della trasgressione, della fatalità e della lussuosa
grandezza del gesto sacrificale. Come in Jean Genet, tutto nel rito
si trasfigura in splendore, anche ciò che più appare squallido, come
il tradimento di Mata Hari, il suicidio della Karenina, la tisi di
Margherita Gautier."
In
anni recenti il suo mito ha ispirato diversi artisti, scrittori e
registi (molti dei quali omosessuali) che hanno realizzato documentari,
musicals, atti unici e monologhi. Mary
Wings e Eric Garber sono gli autori di una performance dal titolo
più che esplicito "A
Woman of Affairs: Greta Garbo' s Lesbian Past", (1991) presentata a vari festival
gay internazionali e messa in scena anche a Torino con due attori
nelle parti di narratori, sostenute solitamente dagli autori stessi.
Un montaggio di sequenze di film e di diapositive scelte con cura,
soprattutto fra quelle non ufficiali o molto private, vuole dimostrare
quanto la Divina fosse fredda e distratta nei suoi abbracci con partner
maschili e quanto invece cambiasse di umore quando aveva a che fare
con delle amiche.
Nel
videotape "Meeting
of Two Queens"
(Encuentro
entre dos Reine,
Spagna 1991), Garbo e Dietrich diventano partner in un film. L'artista
video cilena Cecilia Barriga ha manipolato spezzoni tratti dai film
delle due dive e, tramite la tecnica molto efficace del montaggio
incrociato, sembra che le due donne interagiscano l'un l'altra, senza
in realtà apparire sullo schermo nello stesso tempo. Greta e Marlene
si scambiano occhiate, si parlano (al telefono e faccia a faccia),
e s’incontrano in vari luoghi: un ospedale, una biblioteca, la corte
imperiale russa ed una camera da letto, dove Garbo osserva Dietrich
spogliata e impulsivamente comincia a togliersi i vestiti. "Loving
Greta Garbo",
(2001) è un documentario biografico realizzato dalla regista svedese
Lena Einhorn. Incentrato sulla trentennale relazione Garbo-de Acosta,
è stato presentato al festival internazionale di cinema gay lesbico a Milano e poi a Bologna.
"Garbo's
Cuban Lover" (2001) scritto, diretto, recitato e prodotto da Odalys
Nanin esplora la relazione fra Garbo e Mercedes de Acosta, usando stralci reali dalle lettere
scambiate dalle due 'amanti' segrete, così come quelle scritte da
un'altra conquista della De Acosta, Marlene Dietrich. La storia è vista dalla prospettiva della De Acosta,
interpretata da Nanin.
Nel
2002 la compagnia teatrale lesbica "Mevrouw Jansen", ha
messo in scena ad Amsterdam "Garbo
& Dietrich: von Kopf bis Fuss" sulla presunta relazione Garbo-Dietrich. Per
finire un romanzo. "Garbo,
mon printemps 1952"
(2006) della scrittrice Nelly Baringer, è un'ode singolare alla mitica
Garbo ed all'amore tra donne.
Curiosità Il
suo soprannome da bambina era Kata, ma familiari e amici continuarono
a chiamarla così anche alla fine della sua vita. Garbo
aveva gli occhi grigio-azzurri ed i capelli di un biondo scuro naturale. A Hollywood schiarì spesso i capelli e a volte
li arricciò con la permanente. Statura
e peso di Greta: 1,72 m (secondo Gray Reisfield, 15 luglio 1991)
e 57kg. Le
misure di Garbo erano: 35.5 in. (seno), 28 in. (vita) e 33.5 in. (fianchi),
secondo Adrian, lo stilista della MGM. I
suoi colori preferiti erano il rosa,
l'albicocca e il verde. Tra
i suoi film, il suo il preferito era Camille.
All'inizio
degli anni 30, Garbo aveva due gatti,
un cagnolino chow chow di nome Flimsy
e un pappagallo chiamato Polly. Le
sue frasi-slogan, ripetute in molti film, imitate da milioni di donne
nel mondo, erano “Dammi una sigaretta”,
“Penso che tornerò a casa”, “Voglio stare sola”. Garbo
era solita girare le scene in pantofole, pur di apparire più bassa
dei suoi partner. Negli
anni trenta rese popolari l'impermeabile e il basco. André
Ani, il capo costumista della MGM, ricordò che Greta Garbo si lamentava
dicendo "Tutti questi abiti... vorrei tanto che fossero come
sacchi per saltarci dentro senza difficoltà"! Greta
Garbo era la precisione stessa! Quando cominciavano le riprese era
truccata, pettinata e vestita con l'abito di scena, e sapeva perfettamente
la sua parte. Durante
le riprese di un film, ogni volta che qualcosa non le piaceva, diceva
semplicemente: “Penso che tornerò in Svezia! “ il che spaventava i
capi dello studio a tal punto che assecondavano ogni suo capriccio. Nel
1950 la rivista Variety la nominò migliore attrice dei primi cinquant'anni
del secolo.
Garbo
entrò nel Guinness dei primati come la più bella donna del mondo. Garbo
ha una stella nella' Hollywood Walk of Fame. È
stata classificata al 38° posto delle “più importanti 100 Star del
cinema di tutti i tempi” dalla rivista Empire (Regno Unito). [Ottobre
1997]. Nel
1974, mentre era a passeggio per una strada di New York, Garbo fu
involontariamente filmata durante le riprese dell'hard-movie "
Adam and Yves". La scena fu inserita nel film, senza accredito
e neppure compenso.
Una
cicca di sigaretta fumata da Greta Garbo fu venduta all'asta, ad Hollywood,
per $ 352. Quando Mauritz Stiller morì, teneva in mano uno dei ritratti di Greta fatto da Arnold Genthe.
Filmografia
Film
pubblicitari Herr
och fru Stockholm (Svezia, 1920) En
lyckoriddare (Svezia,1921) Konsum
Stockholm Promo (Sweden 1921) Sverige
och svenska industrier (Svezia,1922)
Film
muti
Luffar-Petter
(Svezia, 1922) Gosta
Berlings Saga (La saga di Gosta Berling) Svezia, 1924. Regia di Mauritz Stiller Die
Freudlose gasse (La via senza gioia) Germania,1925. Regia di G. Wilhelm
Pabst
Film
muti USA
The
Torrent (Il torrente) 1926. Regia di Monta Bell The
Temptress (La tentatrice) 1920. Regia di Fred Niblo Flesh
and the Devil (La carne e il diavolo) 1927. Regia di Clarence Brown Love
(Anna Karenina) 1927. Regia di Edmund Goulding The
Divine Woman (La Divina) 1928. Regia di Victor Siostrom (perduto) The
Mysterious Lady (La donna misteriosa) 1928. Regia di Fred Niblo A
Woman of Affairs (Destino) 1929. Regia di Clarence Brown A
Man's Man - cameo role (USA 1929) (perduto) Wild
Orchids (Orchidea selvaggia) 1929. Regia di Sidney Franklin The
Single Standard (Donna che ama) 1929. Regia di Jonh S. Robertson The
Kiss (Il bacio) 1929. Regia di Jacques Feyder
Film
sonori USA
Anna
Christie 1930. Regia di Clarence Brown Romance
(Romanzo) 1930. Regia di Clarence Brown Anna
Christie 1930. Versione in tedesco, Regia di J. Feyder Inspiration
(La modella) 1931. Regia di Clarence Brown Susan
Lenox, her Fall and Rise (Cortigiana) 1931. Regia di Robert Z. Leonard Mata
Hari 1932. Regia di George Fitzmaurice Grand
Hotel 1932. Regia di Edmund Goulding As
You Desire Me (Come tu mi vuoi) 1932. Regia di George Fitzmaurice Queen
Cristina (La Regina Cristina) 1933. Regia di Rouben Mamoulian The
Painted Veil (il velo dipinto) 1934. Regia di Richard Boleslawski Anna
Karenina 1935. Regia di Clarence Brown Camille
(Margherita Gauthier) 1937. Regia di George Cukor Conquest
(Maria Walewska) 1937. Regia di Clarence Brown Ninotchka
1939. Regia di Ernest Lubitsch Two
Faced Woman (Non tradirmi con me) 1941. Regia di George Cukor
Bibliografia
In
inglese
Garbo
– A Biography
(USA 1994) Autore:
Barry Paris Alfred
Knopf, New York
Greta
Garbo: A Life Apart (USA 1997) Autore:
Karen Swenson Lisa
Drew Book/Scrbner, New York, 640 pagine
Conversations
with Greta Garbo (USA 1991) Autore:
Sven Broman New
York, Viking Penguin, 304 pagine
Walking
with Garbo - Conversations and Recollections (USA
1991) Autore:
Raymond Daum arperCollins
Publishers, New York, 224 pagine
Loving
Garbo: The Story Of Cecil Beaton and Mercedes De Acosta (England 1994) Autore:
Hugo Vickers Jonathan
Cape, Random House, London, 333 pagine
Greta
Garbo: A Cinematic Legacy (USA 2005) Autore:
Mark A. Vieira Harry
N. Abrams, Incorporated, New York, 288 pagine
In
italiano
Con
Garbo
(Italy 1996) Autore:
Maria Grazia Bevilacqua La
Tartaruga edizioni, Milano- 267 pagine
Greta
Garbo. Un viaggio alla ricerca della Divina. (Italia 2005) Edizione
aggiornata di Con
Garbo
Autore:
Maria Grazia Bevilacqua Milano,
Super Nani, 316 pagine
Divina
– Il Racconto Della Vita di Greta Garbo (2005) Autore:
Jean Lacouture Edizioni
e/o, Roma Titolo
orginale: Greta Garbo: la dame aux caméras, Francia 1999
Icons
Film: Greta Garbo
(Taschen Movie Icons) (2007)
Links Garboforever.com, il più completo sito sulla Divina,
per sapere proprio tutto su Garbo, anche quello che non avete mai
osato chiedere. La quantità di materiale informativo consultabile
è impressionante. Ci sono anche foto, video, wallpapers, articoli
e un bellissimo forum. http://www.garboforever.com/Menue.htm Forum http://forum.garboforever.com/index.php Altri
siti http://www.imdb.com/name/nm0001256/ http://home.hiwaay.net/~oliver/garbo.html http://www.classicmoviefavorites.com/garbo/ http://www.divasthesite.com/Acting_Divas/Greta_Garbo.htm http://www.bombshells.com/gallery/garbo/ http://www.stanford.edu/~brooksie/Garbo/Garbo.html Blogs http://ciccione.blogs.allocine.fr/ http://garbolives.blogspot.com/ Foto http://www.garboforever.com/Gallery.htm
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