Miriam e Jadziah
di Antinea
scritto il 18-10-2009
Cordoba XIII secolo.
Un carretto
carico solo di speranza e pochi sacchi di semenze attraversa l'arco
in
stile moresco che delimita le mura della città dell'emiro omaiade.
E'la famiglia ebrea del commerciante Melchisedec,in fuga dalla persecuzione
cristiana in atto nelle terre del papa e del sovrano Enrico,succeduto
al più tollerante
cugino re Pietro di Castiglia.
Melchisedec,sua
moglie Rachele,la figlia 17enne Miriam e tre altri piccolini,giunti
stremati ma in salvo da conversione e inquisizione domenicana.
Salvi ma sempre in terra ignota,oltre che di fede diversa.Passeranno
settimane e
mesi per accorgersi che nessuno a Cordoba li osserverà con
l'odio che,in quanto
appartenenti alla stirpe accusata d'essere assassina di Cristo,nella
Spagna del
papa era loro riservato.
Rinascerà
in loro perfino la gioia dell'assemblea in sinagoga e ritornerà
ad
essere tangibile un piccolo benessere da troppi anni ormai dimenticato.
Melchisedec verrà assunto come primo giardiniere dell'emirato
grazie alla sua conoscenza delle piante e delle semenze,conoscenza
questa tramandatasi nella
sua famiglia fin dagli antenati esuli nella Babilonia del 700 avanti
Cristo...o perlomeno fu questa leggenda che il nonno,anch'egli commerciante
in semi e piante
gli raccontò.
Ma soprattutto
fu la giovane Miriam a rinascere,all'alba della vita e dei sensi che
della vita sono le perle. Non le dispiacque nemmeno di aver lasciato
lontano il suo cugino e promesso sposo,troppo brutto e saccente con
quella sua irritante mania d'osservare alla lettera ogni passo delle
sacre scritture.Si,qui nelle terre del Profeta avrebbe dovuto portare
il velo,obbligo che in passato era tenuta ad osservare solo durante
le assemblee clandestine di lettura e preghiere israelitiche ma il
solo non sentirsi più maledire ad ogni passo,questo si le ridonò
sorrisi e gioia.
si prese,
in una mattina di giugno, perfino la libertà di perdersi lungo
le rive del Guadalquivir, in una delle anse dove il grande fiume,
prima di continuare la sua corsa verso Siviglia, sembra rallentare
e calmarsi, quasi a riposarsi.
Rimase il suo segreto questo luogo,segreto che le dette perfino la
libertà di giacere distesa e nuda per mattine intere,con il
fiume a bagnarle i piedi e l'erba alta a nascondere la sua libertà.
Il suo segreto
non durò molto.Capì presto che nulla di pericoloso stava
per accaderle,ma dovette rassegnarsi a condividerlo con chi,a poche
decine di metri da lei,aveva eletto da molto più tempo quell'angolo
di natura come piccola fuga da rigidità di costumi e osservanze.
Fu Miriam ad accorgersi del velo di seta blu che il vento aveva fatto
volare presso di lei.Presa dal panico non seppe che fare sulle prime,poi
decise di rivestirsi e di dirigersi nel punto da cui lei sospettava
essersi alzato quel lembo di seta.
Quasi scoppiò
a ridere quando vide una ragazza distesa,affondata nell'erba alta
Adv e con la pelle coperta solo dai raggi del sole.Risata dovuta alla
situazione che l'aveva fatta illudere d'essere la sola pazza,in quel
coacervo di mondi
oppressivi,a sentirsi lontana da presenze altrui.Risata trattenuta
a stento ma tanto da essere sentita dalla proprietaria del velo di
seta blu.
Un grido di altrettanto panico fu la reazione della ragazza,panico
che si spense all'istante,non appena le fu chiaro che l'intruso era
in realtà un'altra ragazza
e con un sorriso rassicurante,oltre ad un velo blu a lei familiare.
Miriam le
restituì il velo spiegandole come ne era entrata in possesso
e della paura che lei stessa aveva provato.Risero entrambe questa
volta. Miriam fece poi quasi un gesto di saluto,decisa a tornare nel
suo angolo,quasi timorosa stavolta di aver guastato la tranquillità
della ragazza,ma questultima le chiese di restare e anzi, di portare
le sue cose li da lei, anche perchè occupando lo stesso
piccolo angolo avrebbero continuato ad essere meno visibili ad occhi
indiscreti.
Jadziah,questo
era il suo nome,di pochi anni più grande di Miriam ma con più
peso sul cuore. Era la figlia di un dignitario della corte moresca,ed
in quanto tale promessa sposa ad un uomo dell'età del padre,
dignitario anch'egli ma nel palazzo del Califfo di Granada.Jadziah
dal sorriso che si spense e dalla sua pelle ambrata,
fiore arabo destinato ad esser reciso di li a poco per la consuetudine
dei secoli.
Con il sorriso di Jadziah si spense pure quello appena risorto di
Miriam,per nulla sorpresa o in difficoltà nell'immedesimarsi
in una situazione che lei conosceva benissimo,stato d'animo compreso.
Fu l'istinto a muovere una mano verso il viso della sua nuova amica,carezza
questa che Jadziah accolse come un balsamo rigenerante
e che,reclinando la testa verso la spalla tentò di trattenere.
Tornò il sorriso ad entrambe e con esso la voglia di scacciare
i brutti pensieri tuffandosi nel fiume, che riposando in quel tratto,
sembrava attenderle.
Furono molte
le mattine passate insieme,tra libertà,voglia di gridare la
propria rabbia al mondo,risate insieme e inevitabili tristezze. Miriam
non aveva il coraggio di chiedere all'amica quando sarebbe dovuta
andare in sposa a quell'uomo di Granada, ma dai sempre più
frequenti silenzi di Jadziah, dalle sue perenni lacrime appese ai
suoi occhi neri,capiva che il momento era prossimo.
Nel suo piccolo
tentava ognitanto di strapparle un sorriso con una battuta,una carezza
o solleticandole la pianta dei piedi con uno stelo d'erba dopo averle
sfilato le sue
buffissime babbucce a punta. A questo gioco Jadziah non resisteva
e, sebbene di risata
indotta da altro piuttosto che dal suo stato d'animo, si prestava
al gioco, ora ritraendo
i piedi dalla tortura di Miriam, ora riavvicinandoglieli, fino ad
appoggiarli sulle spalle dell'amica che, vedendo Jadziah finalmente
tornare al sorriso, si sentì talmente
felice e gratificata che dal cuore le salì d'istinto non più
una carezza a quel viso
posto troppo lontano ma, accostando le labbra ad uno dei piedi della
sua amica araba ci
posò un bacio. Jadziah nel sentire il contatto di quelle labbra
si voltò di scatto,
senza però sottrarre il piede al bacio di Miriam; la sorpresa
di quel gesto affettuoso
si sovrapponeva al piacere che ne provava,che non era più solo
una carezza sul viso ma
qualcosa di più e di sconosciuto. fissava inebetita Miriam
mentre questa continuava
ad occhi socchiusi a baciarle la pianta del piede e ognuna delle dita,
perfino il
fiume e le foglie degli alberi intorno smisero di fare rumore, muti
loro come mute
erano le due ragazze. nel riaprire gli occhi Miriam tornò a
guardare la sua amica
trovandola con le labbra serrate tra i denti e gli occhi sbarrati;
fu quasi sul punto di scusarsi Miriam e nel cercare le parole adatte
a spiegare cosa le era accaduto lasciò scivolare il piede di
Jadziah,che intuendo l'imbarazzo dell'amica ebrea le sorrise e le
fece cenno di non dirle nulla. si alzò e le si sedette
accanto fino a parlarle occhi negli occhi, dicendole che di quei baci
lei aveva solo sentito parlare alcune volte nei racconti delle zie
o delle conoscenti che, a causa della troppa vicinanza con le serve
e le ancelle e della brutalità delle notti passate a soddisfare
voglie dello sposo/padrone,finivano per preferire i soli momenti di
tenerezza passati con le prime e che i baci che aveva appena ricevuto
forse erano questo e che dall'autunno prossimo porterà a Granada,
blindati nel suo cuore questi baci dolcissimi. alchè furono
gli occhi di Miriam questa volta a velarsi di lacrime appese ma trovò
la forza di dirle che, seppure fossero gli ultimi momenti insieme
che Jadziah avesse portato via con se, quei baci
quasi rubati non sarebbero stati ne i soli e tantomeno gli ultimi.
prese dolcemente il mento della sua amica e senza dire niente altro
le posò un bacio sulle labbra e poi un altro ancora, fino a
che la lingua dell'una fosse preda della lingua dell'altra, fino a
che piccoli baci si fusero in uno soltanto, lunghissimo, dove le lacrime
della tristezza fecero posto a quelle dell'emozione, scivolando fin
sulle labbra già umide della saliva scambiata con quel bacio
senza fine. abbracciate e nude in quelnido d'erba scoprirono la gioia
di darsi vicendevolmente un piacere che solo fino ad
allora avevano provato in solitario e nel chiuso delle rispettive
stanze scoprirono che il fiore dell'una aveva lo stesso odore dell'altra...scoprirono
che la fusione
dei loro corpi le avrebbe rese inscindibili e oltre ogni prossimo
maledetto autunno
ed i mesi e gli anni a venire...scoprirono l'amore e la bellezza di
dirselo...distese
e felici...e poi Granada non è così lontana,solo un
giorno di cavallo...e Allah e Yawhe sono stelle dello stesso firmamento...e
conterò i giorni fino a che non ti rivedrò Miriam. chiusero
con un bacio talmente bello che perfino il Guadalquivirsi decise a
lasciarle sole e a riprendere la sua corsa verso Siviglia.
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